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Accetto Chudi
Zulfikar Ahmetovic
Balkan Memories
By Zulfikar Ahmetovic
Sardinian Blues VII - Action!
Some sleep later, some better feelings.
Sunday, mid morning, out for a walk.
Not too cold, not a rainy day, just grey clouds above in the sky. 
Not a windy day. Say today I feel comfortable.
Brinks out of sight, a coffee with croissant at L’Abetone, my own grey eyed lover out of reach - deep into her studies.
I just keep walking, feeling the calm of the day.
Some glance at shop windows, garment stores, real estate agents.
A soft touch on my elbow. Mario.
“Come follow me, young lad. We’re meeting people today.”
My immediate thought: the goods for them, money, handguns.
Mario reading my thoughts: “it’s just a preliminary, today. You meet them where they want, I introduce you, some talks. The aftermath is all on you.”
We leave on a small Citroen car, he might have some not connected to him.
We drive around, into the maze of warehouses and sparse small houses in the industrial district of the town.
Most of them regular, but if some goods are stolen this is the area to look for.
 
We drive into a backyard, as closed gate slides open, we park inside, iron gate swiftly closed behind us.
Three men sitting at a table, ashtrays, empty coffee cups.
The old guy, a wiry, tall, bald guy in his late fifties sands up, greeting Mario with a hug.
They start talking quickly in their dialect.
Me playing the dumb foreigner, but I pick some words. He thanks Mario for easing things a bit to his uncle - no names dropped. I assume the uncle has a leading role in their group, now serving time for some years.
Then I recall an episode my Italian friend told me about the local milieu.
Few crime gangs - family based ones - ruling the underworld here.
Even the wildest Nigerian gangs don’t dare against these families.
One local kingpin of them bashed a Nigerian mob’s head while in prison, permanent brain damage issued, no charge against him, no one dared, not even the prison guards.
Maybe the uncle the bald guy mentioned.
 
“Now it’s up to you, lad”, Mario says. 
Then he leaves, iron gate open and swiftly closed. The small blue Citroen disappearing from sight.
Bald guy shows me a chair, let’s talk business.
“I’m Carlo. Your mentor Mario and us, well, we go way back. So you can talk to us, we listen.” 
The two younger ones nodding in silence.
“Mario’s likely told you. I’m a stranger here. I’m here for a temporary business, you might help me in. Some good rewards for your group, not to be said in advance, but’s obvious to me”.
Bald guy Carlo winking, his buddies grin smirking.
“You sound real Italian, great. You look strange. Mario says you’re American. I believe you are more complicated than us. Hope your business won’t have adverse effects on our side of the table.”
Carlo drawing a huge cigar, offering me one.
Business time.
“Mario told me to be explicit with you guys. Nothing will be against you. So I tell you what I need from you, if this suits you we talk about your fair compensation.”
A nod.
“We four or just you and me, Carlo?”
Another nod to the guys there.
“My nephews, Gavino and Pietro are my eyes and arms. It’s their father that Mario’s helping a bit to be more comfortable given his temporary situation.”
“You must believe I’m Italian ‘cause i speak so well. Forget America. This is my rule number one. Plus I’m not completely American so leave transatlantic stuff out of your elaborations. Now and forever.”
“A bit more to pay, dude. We don’t even know your name.”
“We set a price for the ride, no extras, no after. You won’t dislike my offer.”
Gavino up for a round of coffees.
 
I explained quietly my needs.
Some discrete boat to and from the opposite coast.
Maybe some item to be carried, at my own presence only, don’t worry.
Some link there.
No drug trafficking at all, not by me, not by you on the side.
Since I trust you because of Mario, I’ll have to deal with some equivalent of your group there, dependability is the first need..
I’ll need backups there, connections.
I know for sure those ones like weapons, local power but they are old fashioned and they don’t appreciate drug trafficking. Which sound fine to me.
The group there will have some blackmail power, some knowledge. Say some prostitution ring high enough to keep decision makers’ eyes shut when it comes to them.
 
Carlo said fine to me.
Carlo said 10k for the job, 7 before 3 when done.
Carlo said the Morazzanis.
We are like cousins in different areas.
I said 5 before 5 when done plus 4 pieces they’ve never dreamed of, ammos and maintenance sets included.
He said ok.
I walked back home, called the handyman with a relative as a military a La Maddalena.
5 grands to have 500 g T4 and detonators in two days. 
He said yes. Consider it done.
Tomorrow night I’ll drive to the warehouse.
Day after I’ll drive to some place near Tempio to meet the bent NCO, get my T4 plus detonators and stash all these goods down in Palmadula.
Zulfikar Ahmetovic
Progetto Novello Calvino
By Zulfikar Ahmetovic
Codice ATU-5 è la favola di Cenerentola.

Codice ATU-5 è la favola di Cenerentola. Deluso dai tentativi precedenti, provo comunque a chiedere a chat GPT il suggerimento per un titolo e mi ritrovo con il criptico “Qilant, the Moonlit Transformation”. Qilant è una danza tradizionale degli Inuit, popolo a me caro. Essendomi però più cara la salute mentale dei miei sette lettori, nonché la comprensibilità del contesto, il titolo da me scelto è invece: “La cavigliera ortopedica”, ovvero “La Cenerentola nel campus”. Della cavigliera ortopedica nel racconto non c’è traccia, per cui rimane l’opzione “La Cenerentola nel campus”.

 

Non molto tempo fa, nel campus di una prestigiosa università, viveva una giovane impiegata amministrativa che aveva trovato un appartamento in condivisione con due ricercatrici. Le quali, in verità, dovevano ancora concludere il dottorato.

 

La ragazza, che si chiamava Carmela, veniva soprannominata Cenerentola. Un po’ perché se ne stava spesso in disparte dalla vita sociale dell’accademia, un po’ perché non amava spendere una buona parte delle sue già magre entrate in trucchi e vestiti alla moda. Quelli indossati dalle sue coinquiline, non duravano poi più che poche settimane. In parte per noia, in parte perché ne avevano ben scarsa cura. I gusti poi cambiavano in ogni momento, tanto quanto la direzione delle posizioni politiche cui erano costantemente sottoposti i frequentatori dell’ateneo, indipendentemente dal proprio ruolo.

 

Alla nostra Cenerentola non rimaneva che dedicarsi frequentemente alle pulizie domestiche, ripagata dalle coinquiline, Jessica e Jennifer, con qualche sconto sulle spese mensili. Che erano comunque a carico di Cenerentola, dal momento che il contratto d’affitto era stato sottoscritto dalla madre delle ragazze, una nota docente di scienze politiche, e la nostra Cenerentola si trovava in subaffitto. Calcolato come metà del costo dell’intero appartamento, con l’aggiunta dell’intera quota di corrente, riscaldamento, custodia e telefonia.

 

Cenerentola non si lamentava mai, a lei bastava uno spazio comodo nel quale riposarsi la sera, dopo una lunga giornata in ufficio nel tentativo di accomodare le richieste degli studenti, dei professori e dei suoi responsabili. Una parte dei quali non era meno capricciosa di quanto non si dimostrassero gli altri personaggi che si aggiravano per il campus. Pochi di loro avevano difatti ottenuto la propria posizione se non per l’adulazione costante di questo o quel direttore di dipartimento. Il che, riconosceva Cenerentola, se portato avanti con costanza, tale forma di captatio benevolentiae, richiede un certo impegno e bisogna accettarne il merito.

 

La sera poi, prima di potersi coricare nella propria cameretta, Cenerentola doveva pulire per bene l’appartamento. Tale era infatti il suo incarico, previsto anche nel contratto di subaffitto. L’impegno poteva talvolta essere faticoso, allorché Jennifer e Jessica erano piuttosto critiche, specie se di humor nere dopo una delusione sentimentale o per una discussione poco piacevole all'interno di uno dei molteplici club che frequentavano. Fortunatamente, appartenendo le due a una minoranza etnica favorita dalle regole del campus ed essendo nota la loro parentela con una celebre accademica di quell’università, sarebbe stato piuttosto insolito un rifiuto della loro tesi di dottorato.

 

Il che lasciava a Cenerentola il respiro necessario per tollerare le prepotenze delle due sorelle. Si diceva fossero persino gemelle, ma tanto particolare, e buffo, era il loro volto, che piuttosto di una creazione in serie, Jessica e Jennifer davano l’idea di due esemplari veramente unici. Jessica, che tra le due si reputava la più intelligente, continuava a ripetere che una volta ottenuta una cattedra avrebbe impiegato Cenerentola per tenerle pulito l’ufficio. Jennifer, la più intraprendente, si immaginava invece partner di una multinazionale della consulenza e prospettava a Cenerentola l’idea di diventare sua assistente.

 

Cenerentola invece ignorava i pensieri delle coinquiline e ricordava le giornate della sua gioventù, quando trascorreva il pomeriggio nel parco zoologico cittadino in compagnia dei genitori. Era stata proprio per la presenza dello zoo che Cenerentola aveva inoltrato il curriculum a quel campus, il quale teneva, in una recinzione del parco a lato degli alloggi degli studenti, un nutrito gruppo di simpatici animali. Cerbiatti, uccelli di varie specie, caprette e un ippopotamo, storica mascotte del campo. Quel luogo era la gioia di tutti i frequentatori del campus, almeno quelli che mantenevano vive le emozioni innate alla natura umana.

 

Tra costoro non vi erano Jennifer e Jessica, che semmai erano state allontanate più volte dal recinto degli animali. Vi ci si avvicinavano solo di mattina presto, al ritorno dalle feste. In preda agli effluvi dell’alcohol, le due sorelle si divertivano a esercitare la propria arroganza anche su quelle creature innocenti. Un giorno assistette alla scena anche Cenerentola, che invece si era alzata di buon’ora per poter salutare i propri amici del regno animale. Che poi erano i suoi migliori e unici amici.

 

La ragazza, che mal tollerava la prepotenza ed era paziente solo quando si trovava lei stessa a subir l’ingiustizia, si nascose dietro un cespuglio. Non riuscendo a immaginare nulla di meglio, iniziò a produrre dei suoni agghiaccianti alterando la voce per quanto possibile. Si rese poi conto che intorno a lei si trovavano delle pigne e, senza pensarci su due volte, le lanciò in direzione di Jessica e di Jennifer. Le eredi della celebre accademica, incapaci di reggersi in piedi a causa dei bagordi notturni, caddero su se stesse scoppiando in una fragorosa risata.

 

Quando altre pige le raggiunsero, insieme agli ululati di Cenerentola, iniziarono però ad avere paura e, gattonando e saltellando, si mossero in direzione dell’alloggio. Cenerentola le osservò battersi in ritirata, quando sentì una mano inumidirsi. Voltatasi di scatto, si rese conto che uno dei cerbiatti era riuscito a saltare la recinzione.

 

“Ma che carino che sei. Hai visto? Sono scappate via quelle streghette. Per un po’ non vi tormenteranno più”. Cenerentola si mosse in direzione dell’ufficio. Non voleva tornare nell’appartamento proprio ora. Le due sorelle, anche senza avere sospetti su di lei, sarebbero state di umore nero e l’avrebbero maltrattata. Il cerbiatto però sembrava volerla seguire. “Cosa fai, mi segui? Il tuo posto è nel recinto. Andiamo, ognuno deve stare nella propria gabbia”, rispose Cenerentola allo sguardo del cerbiatto, mordendosi la lingua per essersi fatta sfuggire una frase tanto malinconica. Il cerbiatto però non si mosse, continuò a osservarla e infine le disse: “Non essere triste. La tua vita cambierà presto in meglio. Non vuoi stare un po’ in nostra compagnia?”, indicando con il musetto il recinto degli animali.

Cenerentola capì che dovesse trattarsi di un cerbiatto incantato, per poter parlare in maniera tanto chiara e distinta. Convinta che si possa solo ricevere del bene dal prestare attenzione alle creature fatate, la giovane donna lo seguì fin nel recinto degli animali. Fu presentata all’intera combriccola, anche all’ippopotamo, che era tenuto in grande considerazione da tutto il gruppo. “Non sei dunque una stella solo dell’università, ma anche un principe nel tuo piccolo pezzo di terra”, commentò Cenerentola. “Io sono il re delle acque e delle terre. Vengo da molto lontano. Tu oggi ti sei premurata per uno dei miei fratelli, si fa per dire, e  verrai ricompensata. Riceverai delle visite durante la giornata. Non aver timore e segui i loro consigli”, disse l’ippopotamo con tono solenne.

 

Cenerentola non aggiunse altro, si congedò con un inchino, immaginando che così ci si dovesse comportare di fronte a un sovrano, e seguendo la sua decisione iniziale, se ne andò direttamente in ufficio. Era ancora presto quando si sistemò sulla scrivania e questo le diede il tempo necessario per far bollire un caffè e prepararsi una semplice colazione con dei biscotti e della frutta secca che teneva sempre in un cassetto.

 

Jennifer e Jessica invece, appena giunte nell'appartamento, si appisolarono all’istante e Cenerentola le ritrovò la sera stessa, di rientro dall’ufficio, che ancora russavano sonoramente. “Come potranno mai costoro trovarsi un principe azzurro”, pensò Cenerentola mentre cerca a di riportare un po’ di ordine nell’appartamento.

 

Non appena la ragazza ebbe completato le pulizie domestiche, suonò il campanello. Cenerentola si affrettò ad aprire, convinta fosse uno dei vicini di casa che spesso si lamentava del baccano provocato dalle coinquiline. Era invece il fattorino di una delle tante pizzerie del campus. “Ma io non ho ordinato nulla!”, disse stupita Cenerentola, “Né le mie coinquiline erano in condizione di farlo”, pensò la giovane donna. “È un omaggio speciale per la signorina, mi faccia controllare, Cenerentola”, rispose il fattorino. La ragazza fu ancor più stupita, poiché con quel nomignolo la appellavano solo Jessica e Jennifer quando volevano risultare particolarmente sgradevoli. “E quale sarebbe questo omaggio?”, rispose la giovane donna, sforzando un sorriso di cortesia. “Ecco la troverò qui dentro”, e il fattorino consegnò una scatoletta di plastica, del genere utilizzato per conservare i panini.

 

Cenerentola prese il pacchetto e lo aprì di fronte al ragazzo. Contenva una sola, singola noce. Quando la prese per osservarla meglio, il guscio sembrò emettere dei riflessi dorati. “Serbi con cura il suo regalo”, si raccomandò il fattorino, il quale salutò portando la mano sul berretto e accennando a un discreto inchino. A Cenerentola venne da sorridere e ricollegò quell’evento alle parole profetiche annunciate dagli animaletti del recinto. Prese la noce, la mise con cura in una tasca del tailleur, poi buttò il contenitore nella pattumiera. Non voleva che le due sorelle, al risveglio, notassero alcunché di strano.

 

Jennifer e Jessica continuavano però a dormire sonoramente, come se, più che per l’effetto dell’alcohol, stessero subendo un incantesimo. Cenerentola ne approfittò per sedersi su una poltroncina, in genere occupata da una delle due, e riprendere la lettura di uno dei suoi romanzi preferiti. La giovane donna amava i miti dell’antichità classica, trovava vi fosse un fondo di verità assoluta, universale, nella sapienza degli antichi. Stava immaginando con la fantasia di trovarsi in un universo popolato da fauni dispettosi e ninfe innocenti, quando sentì battere il vento alla finestra della sua camera.

 

Si alzò per controllare le serramenta, ma quando avvicinò il volto alla finestra scorse una figura umana che si stava arrabattando con vernici e pennelli. “Mi perdoni, signora Cenerentola”, gridò l’imbianchino per farsi sentire attraverso i vetri, “finiremo il lavoro entro notte”. La giovane donna non sapeva che dire. “Di nuovo quel nomignolo, che sia un altro dei visitatori annunciati dallo zoo di facoltà”, pensò l’impiegata e, fidandosi del proprio intuito, aprì la finestra. “Ah, grazie. Avrei rischiato di sgolarmi. Grazie per la pazienze e la comprensione. A lei un gradito omaggio”, disse l’imbianchino porgendole un gemello di piccole dimensioni.

 

Cenerentola ringraziò, questa volta con un sorriso più naturale, chiuse di nuovo la finestra e agitò il bastoncino in aria. Dal pennello sembrò uscire una scia dorata, simile a quella emessa dalla noce. Nel mentre le due coinquiline continuarono a dormire. Il loro russare si faceva però più assordante e Cenerentola si dovette ritirare nella propria camera, per riuscire a proseguire con la lettura.

 

Nonostante si fosse svegliata di prima mattina, non si sentiva affatto stanca ed ora attendeva la terza visita come un bambino che aspetta l’arrivo di Babbo Natale. Nella cameretta si trovava ancora il segno di un vecchio camino, murato durante i lavori di ristrutturazione avvenuti ormai decenni addietro. La bianca parete diede l’idea di liquefarsi e, dove price c’era dello stucco, ora si trovava un fuoco scoppiettante. Cenerentola rise di gusto, trovando così divertente l’iniziativa degli animali del recinto. “Non possono essere che loro. Chi altri possiede qualità magiche all’interno del campus?”, pensò la giovane donna, che si avvicinò al caminetto per goderne il tepore.

 

Tra i fuochi vide agitarsi un berrettino rosso, al suono ritmato di una campanella. Il copricapo era indossato da uno gnomo, che dalle fiamme si catapultò nelle mani di Cenerentola. “Buongiorno principessa”, disse quella piccola creatura, “è ora che ti mostri i portenti che ti sono stati regalati oggi”. L’impiegata amministrativa lasciò fare, pose delicatamente lo gnomo sul pavimento e gli porse la noce e il pennello. Lo gnomo afferrò il pennello nelle proprie mani e disegnò dei cerchi in aria. Cenerentola rideva di gusto nel seguire le evoluzioni di quella strana creatura. Il piccolo essere la osservava a propria volta e, quando il viso della giovane donna divenne particolarmente radioso, intrecciò il movimento del pennello con la luce che proveniva dal suo sguardo.

 

La stanza si riempì di un balenio abbagliante e Cenerentola si ritrovò a indossare un elegantissimo abito blue, decorato con scaglie di oro e d'argento. I suoi capelli erano raccolti in trecce, a loro volta adornate con pietre preziose, di differente grandezza e tonalità. Le sue scarpette anatomiche, con le quali andava ovunque, erano scomparse per far spazio a due calzature dal tacco alto, simili a quelle che scorgeva nei cataloghi di alta moda di Jessica e Jennifer.

 

 

Cenerentola si guardò allo specchio e osservava il volto di una principessa dei rotocalchi, di quel genere di bellezza femminile come non se ne vedevano da decenni. La carnagione chiarissima ben si accostava ai capelli bruni. Gli occhi verdi sembravano due smeraldi. “Ma che magia è questa. Perché mi trovo agghindata in tal modo?”, chiese Cenerentola, che ben poco teneva alla propria bellezza e neppure in quella circostanza si era fatta vincere dalla vanità. “Non c’è tempo per discutere. Prendi la noce, Cenerentola”. La ragazza fu questa volta contrariata e fece una smorfia. Alcuni ornamenti tra i capelli scomparvero. Il suo viso si illuminò di nuovo con un sorriso, e i preziosi ricomparvero, anche più belli di prima.

 

Allora Cenerentola consegnò la noce allo gnomo. Costui la prese in mano, la addentrò come per provarne la consistenza, poi aprì la finestra senza neppure toccarlo - un colpo di magia - e gettò la noce nel prato che circondava l’edificio. La piccola creatura agitò di nuovo il pennello e la noce si trasformò in un’elegante vettura sportiva, dalla carrozzeria bianca come una perla e dagli interni ricoperti con il più delicato dei pellami. “Vieni”, disse lo gnomo alla giovane donna, invitandola ad affacciarsi alla finestra.

 

Costei si fidò dell’esserino misterioso e si lanciò nella vettura senza esitare. “Dove si va?”, chiese sorridente la ragazza al suo nuovo compagno di avventure. “A una villa non lontano da qui. Quella del Gran Galà dei Benefattori”. Cenerentola impallidì. Ogni anno si teneva quel ricevimento, riservato ai finanziatori dell’università. Erano personaggi molto importanti, capitani d’industria e finanzieri tanto ricchi che era difficile stimarne il patrimonio.

 

Cenerentola però volle fidarsi e si presentò senza esitare all’ingresso della villa. Lo gnomo si nascose nella sua pochette. A Cenerentola bastò un sorriso, affinché le guardie all’ingresso le concessero di entrare. Non le chiesero neppure il nome, come incantati dalla sua aura. La ragazza si volse tutto intorno. Le piacevano le feste, amava parlare con le persone, ma mai si era trovata in un ambiente così elegante.

 

La guidò lo gnomo con la sua vocina. Quando l’orchestra si mise ad accennare un walzer, giacché al Gran Galà dei Benefattori era ammessa solo la musica classica, un uomo giovane e gentile le propose un ballo. La ragazza aveva seguito da giovane diversi corsi e, forse con l’aiuto della magia dello gnomo, piroettò con eleganza e savoir-faire. Ballò e si intrattenne con il suo cavaliere per tutta la sera, fin quando, assai stanca, non chiese di sedersi.

 

Il suo galante accompagnatore la lasciò solo per tempo, in cerca di due calici di spumante. Cenerentola, durante l’attesa, si mise casualmente a origliare il discorso di due finanziatori con una donna voltata di spalle. Si ipotizzava di chiudere un intero dipartimento dell’università, per lasciar spazio a nuove cattedre che sarebbero state assegnate sulla base di intrighi di potere e di equilibri ben lontani dai fini della ricerca scientifica o della formazione degli studenti.

 

Cenerentola, che aveva a cuore la missione dell’università, si scurì in volto al punto tale da veder scomparire tutti i ninnoli che ne decoravano la figura. Quella donna era poi l’accademica madre di Jessica e Jennifer. Cenerentola non voleva mostrarsi in tale stato all’anonimo corteggiatore e tantomeno farsi riconoscere dalla celebre cattedratica. Lo gnomo l’aiutò a dileguarsi, ma man mano che passava il tempo Cenerentola era sempre più triste. Anche il suo bolide ritornò ad essere una noce.

 

L’impiegata raggiunse la casa a piedi nudi, allorché per correre più veloce si era tolte le scarpe dal tacco alto. Una di queste le era persino scappata di mano all’interno della villa. In quell’avventurosa ritirata, Cenerentola rientrò nella propria camera dalla finestra. Lo gnomo non aveva perso le proprie virtù e l’aiutò ad arrampicarsi. Esausta Cenerentola si buttò a letto addormentandosi all’istante.

 

Il giorno seguente la giovane donna si trovò a condividere la colazione con le due dottorande. Le quali avevano sonoramente ronfato tutta la notte senza accorgersi di nulla. Per Cenerentola era sempre stato un incomodo trovarsi a tavola con le due sorelle. Le circostanze richiedevano che lei inghiottisse i bocconi il più in fretta possibile, mentre le altre due si facevano servire con la tracotanza di un pascià.

 

In quell’occasione Jessica e Jennifer non distoglievano gli occhi dal telefonino. Stava facendo il giro del campus il video di una donna bellissima ed elegante che, la sera precedente, si era intrattenuta con il più ambito scapolo di tutta la nazione. Cenerentola arrossì quando si riconobbe nel filmato, ma non disse nulla. Le ragazze, che avevano notato la sua reazione, iniziarono a schernirla. “Cosa pensi, che un tale fusto potrebbe mai degnarsi di danzare con te?”, disse Jennifer. “Un abito del genere non sapresti neppure come infilartelo”, aggiunse Jessica. Le due non avevano ancora terminato il discorso che suonò il campanello. Cenerentola si affrettò ad aprire, dal momento in cui le due sorelle non compivano il minimo sforzo in presenza della coinquilina.

 

Entrò in fretta e furia la madre delle ragazze. Anche lei aveva osservato il video e si era accorta che l’affascinante sconosciuta si trovava seduta in maniera tale da poter origliare i suoi complotti. In un primo momento non si curò di Cenerentola, ma con la coda dell’occhio la vide innervosirsi. “Perché quella reazione. Forse ne sai qualcosa? Ma certo, che somiglianza!”. L’accademica non aveva compiuto una brillante carriera solo per merito, ma era pur dotata di buone doti analitiche. “Jessica, Jennifer, prendetela. Io farò un giro nella sua stanza”, disse arcigna la professoressa.

 

Le figlie ubbedirono, più per il gusto di essere le aguzzine della loro conoscente che per aver intuito cosa stesse accadendo. Mentre Cenerentola si trovava ormai in balia delle arpie, legata a una sedia con il filo di una decorazione natalizia, la celebre docente frugò in lungo e in largo per la stanza dell’impiegata. Infine le si parò di fronte, agitando trionfante la scarpa che Cenerentola aveva indossato la sera prima. “Non so come tu abbia fatto, ma se questa calzerà il tuo piede, avrò la certezza che tu sei quella sconosciuta”, urlò minacciosa la professoressa, in uno stato al contempo d’estasi e di ira.

 

L’impiegata amministrativa si guardò intorno, comprendendo che non avrebbe potuto ricevere alcuna forma di aiuto. Chiuse gli occhi e pensò intensamente allo gnomo e agli animali della recinzione. Si udirono altri passi avvicinarsi alla casa. Non erano però quelli di un esserino fatato, appartenevano bensì all’affluente e giovane benefattore. Quest’ultimo non si era dato pace all’improvvisa scomparsa della sua principessa e, seguite le tracce lasciate sul terreno durante la fuga, era riuscito a raggiungere l’abitazione di Cenerentola.

 

L’accademica cercò di giustificarsi, ma il suo comportamento era stato tale da avvallare la testimonianza della ragazza. Oltretutto il discorso era stato anche registrato nel video realizzato per riprendere la bella e misteriosa sconosciuta.

 

Con l’ausilio di un esperto audio, l’intero complotto fu portato alla luce. Cenerentola felice di essere stata liberata, rise di nuovo e si ritrovò a essere la splendida principessa della sera precedente. Come per istinto la giovane donna saltò nelle braccia del suo liberatore, che non a caso si chiamava Salvatore. Costui la chiese in sposa su due piedi, e le nozze si convolarono già la domenica seguente.

 

Quanto all’accademica, il suo complotto fu confermato proprio dall’analisi del video girata per riprendere la bella Cenerentola. Mentre Salvatore e Carmela pronunciavano il fatidico sì, la perfida accademica lasciava il campus, in compagnia di Jessica e di Jennifer. Per costoro, incapaci di ricostruirsi una carriera, non rimase che adattarsi al primo impiego che trovarono, in un’agenzia di pulizie. Terminarono così il resto dei propri giorni a essere maltrattate al pari di quanto loro avevano fatto con la coinquilina.

 

I due sposini invece furono la coppia più celebrata dell’anno, vissero in prosperità per il resto dei loro giorni e non mancarono mai di porre visita agli animaletti dello zoo universitario.

 

A me invece, che delle simpatiche bestiole sono il guardiano, non dettero mai niente.

 

The Tennessee Walker
The Tennessee Walker
By The Tennessee Walker
Information Apocalypse

America is cognitively fractured. It is in a moment of metaphysical chaos from which a new pro-human future can emerge. Or the anti-human forces that sow unholy sedition into the minds of men can bring about the end of the American experiment. 
There are two frequencies that resonate through this world at its most fundamental level. There is a pro-human frequency represented by Life: human reproduction, positive emotional feedback loops among loving relationships, and creative expression through the intelligent creation of human systems, technological or otherwise.
There is also a frequency that is calling for control of the human being and ultimately its destruction. This anti-human frequency operates as a psychological operation. It does not build but uses lies and manipulation to shift and transform human systems.
The anti-human frequency’s most recent institutional champions in western governments adopted its control mechanisms in the wake of nuclear weapons. In America, this was formalized in the National Security Act of 1947. Transnational threats like nuclear, manufactured or otherwise, are the greatest tool of the anti-human frequency. 

Some of its attributes:

  • Its acolytes fear a of lack of control.

  • Its acolytes fear competition.

  • Its acolytes fear dying. 

  • Its acolytes are obsessed with overpopulation.

  • Its acolytes prefer to manage problems with Hegelian strategic tension, rather than solve problems.

  • Its acolytes replace the cybernetic power of human love with artificial intelligence.

 

The anti-human frequency has a very natural wave to ride in on. With the end of divine right of kings, how do men agree to govern themselves? Democratic republics like America are an answer, but as human systems and networks become incomprehensibly complex, can democratic governance work? Can a democratic government really control nuclear proliferation for instance? There is necessarily the development of a permanent corporate state that gradually eclipses elections.

Can this permanent state resonate with the pro-human frequency? The internal logic of the anti-human frequency is persuasive and rational. But it will mean the end of humanity.
To resonate with the pro-human frequency requires courage and humility. It means that you do not know what will happen, you do not know if you will survive, but you know that your Soul is Alive. 
The way forward in an information apocalypse is to resonate with that pro-human frequency and in doing so, keep your Soul.

Matteo F.M. Sommaruga
In Frankfurt like Heidi, in Zuerich like Lenin
By Matteo F.M. Sommaruga
February 25th 2024

Lenin 

 

Even by looking like Lenin, it is really hard to cross the borders with Russia. They are moreover celebrating the second year of a civil war, at least from the perspective of the founder of the Soviet Union. Without realising it, Putin has played the international chess game  according to the American and Chinese rules. By the end of the conflict, NATO will be stronger than ever, independently by insignificant local gains in Crimea or on the Ukrainian borders. Russia will be depleted of her own forces and will become a satellite of China, bringing back the clock to the time when Alexander Nevskij was born. I really would like to visit him in his office, just to express my disappointment for his conduct. Perhaps this is the last duty that I must fulfil before disappearing once again. It is however nice to stroll around Helsinki. The city has been developed quite a lot since my last visit at the beginning of the XX century. There are also some curious attractions that could help me to fill my knowledge gap accumulated in decades of eternal sleep. There was not too much to be seen, in my Mausoleum on the Red Square. People who visited always looked the same, the same stupid faces of bureaucracy grown up pretending to learn Marx and Lenin in exchange for a free tour to Moscow. I find much more enlightening the local museum of design and I am fascinated by the captivating glance of those Angry Birds. Perhaps even more than by the Alvar Aalto architecture. In the afternoon I am invited for tea in a design hotel in the city centre. I will enjoy the company of a British art gallerist who, for some reason, clearly understood who I am.

 


 

The art dealer

 

While travelling, the art market is moving as well and Taschen is going to release its frst book dedicated to NFT Art. I am sure it will acquire some value with the time, but my only concern right now is to meet up with Lenin. I have got many questions in mind, so many that I am sure that he will conjure some of his tricks and I will end up answering him whatever he will try to extract from my memories. Hopefully he is not powerful enough to kidnap me and bring me to Lubyanka. According to my informers, he should have not gotten in contact with any major communist organisation. The only sponsor he has received so far, comes from acquaintances in the leftist circles of Zurich. Those are far too busy with the week of the black art or by teaching young women how to abort. Beside the most destructive aspects of the liberal culture, they should be totally unfit to ignite a new revolution. About their understanding of Karl Marx writings, it should not go beyond the title and a brief summary appeared in one of their newspapers full of lies and propaganda. The place I chose for my first encounter with Lenin should be appealing to most of today's leftist and could be disgusting for the most classical communists. It is indeed a cafe quite fully decorated with sketches and drawings signed by Tom of Finland. That means an artist, an excellent one, whose oeuvre is centred on men dressed like American gay motorrider. His aesthetic is fabulous and goes far beyond the subject matter. I am curious about Lenin’s reaction.

 


 

The consultant

 

I am sitting alone in a hotel in the centre of Helsinki. It’s a pity that it is so modern and so excessively decorated by busts and portraits of voluptuous male bikers. The atmosphere is so liberal, that even without looking into the menu, I can imagine one of those boring and stupid vegan only choices. Last time I visited the town, I enjoyed the taste of reindeer, once even of bear meat. Although the latter one was not worth the price. I hope that Lenin has not been brainwashed by some vegetarian leaflet yet, because, if it is the choice of the place, he should have already begun to support the multiple keyboard letters movement. Or perhaps it is the choice of the art dealer that was tracking him. Yet, I would have never expected to reach Helsinki so fast by train. The German Railways worked so well that I did not even feel the need to travel to Copenhagen. That was delightful. Especially when I left the train wagons to find myself on a ferry. That is not my first experience, but I always enjoy the fresh air of the sea in the North. Especially during the summer days, when it is hot enough to have a bath. When I worked in Copenhagen, there were several places in the city centre where it was possible to spring into the channels and refresh myself with a water clear enough to be drinkable. Hopefully Denmark will not register a flop along her green path, as many other European nations are doing. Danish politics has however got solid social-democratic DNA and it should be resistant against the sectarian methodology of communists. It is a pity I could not visit the town this time, although I enjoyed my rest and a private tour through the halls of the art museum. The same I did in Hamburg, Oslo and Stockholm. Overall seven days of paid holidays that I cannot deny I enjoyed.

GEOSTORIA E STORIA GEOPOLITICA
by Virgilio Ilari
Il concetto di «geostoria», coniato nel 1942 da Fernand Braudel (1902-1985), non ha avuto origine solo dalla sua passione per le scienze sociali e la geografia e dalla profonda padronanza delle «scuole» geografiche francese e tedesca 1 , ma anche da un più diretto confronto con la «Geopolitik» tedesca, avvenuto durante la prima fase della sua prigionia di guerra a Magonza, dove poté svolgere conferenze ai commilitoni e leggere libri prestati dalla biblioteca locale; esperienza poi rielaborata in un libro iniziato due anni dopo al campo di Lubecca, ma di cui è rimasto un solo quaderno contenente la prefazione e i primi tre dei sei capitoli previsti. Opera poi trascurata dall’autore, e pubblicata postuma dalla vedova solo nel 1997
G. Zincone
Zinconeide
By G. Zincone
Ci vorrebbe la Pizia
Attraverso i romanzi di ieri agli enigmi di oggi.
Ritorno ai Patriarchi, di Arnold Zweig (DDR)
 
Le vicende del professor De Vriendt a Gerusalemme protettorato inglese illustrano sensibilmente la nascita dello Stato di Israele, le contraddizioni e i temi personali insiti sino ai tempi nostri.
 
La visione di Zweig della Prima Guerra Mondiale come guerra degli “uomini bianchi”, ancora adesso tema aperto.
 
Gli enigmi che ci di parano di fronte.
 
La Nazione-Impero, la Persia, che inventò il gioco degli scacchi ha eseguito nei suoi limiti di potenza regionale lo stesso tema degli inizi della guerra in Ucraina (rif. mio precedente St. Peter’s Snow).
Compellence.
Mettere l’avversario nella obbligatorietà di eseguire una mossa, anche se con esito sfavorevole.
Ha usato il suo proxy più spendibile Hamas, estraneo alla mezzaluna sciita e cofinanziato dai rivali regionali sunniti Turchia e Qatar.
Ha - per alcuni anni - allontanato e limitato la portata degli Accordi di Abramo e lo sviluppo della via del cotone.
Non ha speso la sua risorsa sottoregionale maggiore, il partito-esercito Hezbollah in Libano.
Non ha speso l’altra risorsa, gli Houthi di Yemen.
La diretta del discorso dello Sheikh Nasrallah a Beirut (grazie a L’Orient Le Jour) e le successive analisi di più attori non includono una significativa diminuzione iraniana.
Le incertezze delle Amministrazioni Democratiche USA nella gestione del dossier iraniano non fermano l’espansione nucleare.
 
Ritorno al Libano, in disastro economico, impasse politica (Presidenza  Aoun terminata da un anno), potenziale ridimensionamento di Hezbollah e fazioni cristiane fortemente scisse sin dall’inizio della Presidenza Aoun. Con la più grande Ambasciata USA in costruzione avanzata.
Apprezzo da più di un anno la istituzione della rubrica Lebanon Watch su National Interest.
Suggerisco un ruolo strettamente cooperativo USA, Italia (da sempre apprezzata in loco come UNIFIL, SISMI e ora AISE) e ruolo collaterale limitato e controllato francese nel favorire una Presidenza libanese aperta all’Occidente anche coercendo le Forces Libanaises di Geagea verso un governo di coalizione con alcuni cambi di protagonisti. E con grandi e controllate erogazioni economiche il meno mediate (all’interno) possibile.
 
Il Libano chiave di volta.
Approfittando della risk aversion insita nella politica estera cinese.
E facendo di necessità rientrare la Russia tra le nazioni con cui si può dialogare.
 
A proposito, al di là delle aperture (inappropriate per una quasi fine mandato), le gestualità dell’incontro tra la dottoressa von der Leyen e il Presidente Zelensky sanno molto del mondo antico dove uno Joseph Roth non poteva aver modo di conoscere le élites.
 
Infine, le sanzioni.
Non funzionano mai.
Vedi Italia mussoliniana, vedi Iran.
Corrompere costa meno che punire (rif E. Luttwak, La Grande Strategia dell’Impero Bizantino).
 
Prossimamente: panslavismo, neo-ottomanesimo e panturanismo. Tracce nascoste.
Filippo Brunelli
Nerdering
By Filippo Brunelli
Elezioni Europee (e non) nell’era della post-verità e delle AI.

A settembre 2023 Vera Jourova, commissario per i valori e la trasparenza dell'Unione Europea, ha dichiarato pubblicamente che X (ex Twitter) è la piattaforma con il “più alto rapporto di post di dis/misinformazione” (largest ratio of mis/disinformation posts) tra le piattaforme che operano anche in Unione Europea.  Nulla di strano in questo visto che, da quando è stata acquistata da Musk, la storica piattaforma ha attuato una serie di cambiamenti culminati con la decisione di ritirarsi dagli impegni di rispettare il codice di condotta volontario sulla disinformazione del 2022.
A pochi mesi dalle elezioni europee c’è da chiedersi quanto la disinformazione e la propaganda possano influenzare l’esito degli scrutini e quanto e quali attori ne possono trarre beneficio.

Gli attori

Una delle preoccupazioni maggiori è sicuramente legata all’attuale situazione geopolitica, in particolar modo alla guerra Russo-Ucraina: è di pochi giorni fa (gennaio 2024) la notizia, riportata da Der Spiegel che gli analisti del ministero degli Esteri tedesco hanno scoperto una campagna di disinformazione pro-Russia su X attuata tramite 50mila account falsi. Questo a pochi giorni dalla pubblicazione del report europeo “2nd EEAS Report on Foreign Information Manipulation and Interference Threats” e dalla dichiarazione del World Economic Forum, che sottoline quanto la disinformazione, anche con l’aiuto dall’intelligenza artificiale, sia la principale minaccia a livello globale nell’immediato futuro.
In particolare il report dell’EEAS evidenzia che l’Ucraina è il principale bersaglio delle attività di FIMI (Foreign Information Manipulation and Interference), soprattutto da parte della Russia, che usa le usa  come strumento nella sua guerra di aggressione, ma evidenzia anche la diversità dei bersagli di questi attacchi che includono istituzioni come l’UE o la NATO, i media classici, singoli individui come politici o celebrità, e gruppi sociali come la comunità LGBTIQ+. Sempre secondo questo report, oltre all’Ucraina i paesi più bersagliati sono risultati Stati Untiti, seguiti da Polonia, Germania, e Francia.
La Russia, sembra quindi essere il principale attore (direttamente o indirettamente) di campagne di disinformazione in occidente; d'altronde la campagna di propaganda Russa (sempre secondo il report EEAS pp.12-13) era iniziata già prima dell’invasione dell’ Ucraina.

Quali pericoli per le elezioni.

Già nel 2017, dopo le elezioni a presidente degli Stati Uniti di Donald Trump, un rapporto dell'Australian strategic policy institute (Securing Democracy In the Digital Age) aveva dimostrato come le fakenews possono condizionare gli esiti delle urne elettorali.
Secondo lo studio sopra citato, le settimane prima delle elezioni del 2016, un grande flusso di false informazioni, circolate in rete, hanno generato dubbi sulla credibilità dei media generando confusione e, soprattutto, indecisione tra gli elettori. Stando a quanto si evince, infatti, quello che conta maggiormente è quello che chiamano auto-percezione degli utenti: non è necessario che la notizia o il post di disinformazione convinca tutti, basta che sia in grado di generare un certo livello di confusione in modo –come nel caso delle elezioni americane del 2016 – da screditare i media tradizionali e generale indecisione tra gli elettori.
Ma quello delle elezioni USA non è il solo caso eclatante: sempre nel 2016, in occasione del referendum tra i cittadini del Regno Unito che erano chiamati all’uscita dall’ Unione Europea la disinformazione ha giocato un ruolo importante.
Il film per la televisione del 2019 “ Brexit: the incivil war” descrive come  Dominic Cummings (considerato l’ architetto della Brexit) decide di usare i social media e internet come mezzi di marketing piuttosto che la campagna tradizionale. In particolare (come fa notare la giornalista Carole Cadwalladr), tramite una serie di annunci fuorvianti sul social network Facebook, gli elettori più vulnerabili ed incerti, furono convinti a votare per il leave, anche grazia al lavoro della società Cambridge Analytica che aveva raccolto i dati personali di 87 milioni di account Facebook senza il loro consenso e li aveva usati per scopi di propaganda politica.
Da allora le istituzioni europee hanno iniziato una serie di riforme (soprattutto in fatto di privacy) che hanno portato a creare regole per impedire che casi simili si possano ripetere ma non sembra essere sufficiente: la disinformazioni può utilizzare diversi metodi per influenzare le elezioni di un paese o all’interno della UE. Attualmente sembra che il metodo più utilizzato sia quello di creare o amplificare false narrative su temi sensibili o controversi, come la migrazione, i diritti LGBT+, il cambiamento climatico, i diritti umani, la salute, ecc. In questo modo si possono indurre gli elettori a votare in base a informazioni errate o incomplete, o a perdere fiducia nelle istituzioni democratiche e nei media, proprio come è accaduto durante l’epidemia di Covid-19 quando la disinformazione sui vaccini ha indotto molte persone a non vaccinarsi e ha creato il movimento no-vax.br />

AI nuovo nemico

Ma oggi, alla vigilia di una serie di importanti appuntamenti elettorali sembra essere quello generato dall’utilizzo improprio del’ intelligenza artificiale il pericolo che potrebbe più di ogni altro minare la base delle istituzioni democratiche: tramite l’utilizzo di AI si possono non solo generare chatbot ma anche profili falsi che, a loro volta, generano contenuti che sembrano veri; oppure, si si ha la possibilità di creare post con video di personaggi famosi ai quali viene fatto dire quello che si vuole.
Sebbene i controlli presenti sui social - riescono ad impedire (quasi sempre) la pubblicazione di questi post, capita che talune volte, alcuni contenuti, riescano a sfuggire per qualche minuto (o qualche ora) alla censura, così da venir distribuiti in rete e condivisi. In questo caso si parla di DeepFake e di questo tipo di disinformazione, che sfrutta la figura di politici più o meno importanti, ne abbiamo parecchi come nell’esempio del video in cui il presidente degli Stati Uniti Joe Biden sembra dire frasi incoerenti e confuse, creato per screditarlo durante la campagna elettorale del 2020 e che per molti è ancora considerato vero, oppure il video nel quale il presidente francese Macron annuncia l’uscita della Francia dall’Unione Europea.
Inutile dire come questo tipo di propaganda sia pericolosa in una democrazia, specialmente in periodo di elezioni e, sebbene l’Unione Europea cerchi di dotarsi di regole per poter discernere il vero dal falso (
vedi il mio precedente articolo:”Questo articolo non è stato scritto da un AI!”) il pericolo esiste ed è reale.

Come possiamo difenderci?

Il 2024 vedrà i cittadini di tutto il mondo chiamati a esercitare il diritto di voto in almeno 83 elezioni, comprese le elezioni del Parlamento europeo per i 27 Stati membri dell'UE. Il rapporto EAS, in vista di quest’importante processo democratico, propone delle risposte nel caso specifico delle FIMI durante i processi elettorali. Inutile dire che il passo più importante è quello di rafforzare la resilienza della società tramite campagne di sensibilizzazione (la rai sta già attuando questa pratica tramite degli spot) e l’alfabetizzazione informatica ed informativa.
Ma sensibilizzare e alfabetizzare potrebbe non essere sufficiente così si suggerisce anche di attivare misure legate all’azione esterna dell’UE, tra cui la cooperazione internazionale, il meccanismo di risposta rapida del G7 (la bozza dei questo meccanismo era stata proposta già nell’incontro del 2021) e  le sanzioni contro gli organi di informazione controllati dal Cremlino.
Tutto questo sarà sufficiente? Forse no, ma noi come comuni cittadini possiamo fare quello che abbiamo ripetuto da anni su queste pagine riguardo la disinformazione: non lasciare che i nostri bias cognitivi condizionino le nostre valutazioni, approfondire la notizia, cercarne la fonte, e così via.
Gli stati hanno invece la maggior responsabilità e, visto che è impossibile impedire l’accesso ad un sito che ha i server all’estero (le VPN permettono di baypassare quasi ogni tipo di blocco del genere) dovrebbero iniziare a considerare i social network responsabili delle notizie che vengono diffuse tramite i loro canali e, visto che per società come X, Facebook, eccetera, quello che conta sono i profitti prima di tutto, iniziare a sanzionare pesantemente nel caso vi siano evidenti e massicce forme di disinformazione che possano pregiudicare non solo lo svolgimento regolare delle elezioni, ma anche la normale vita politica di un paese.

 

 

Bibliografia:


- European Union commissioner blasts X over disinformation track record | CNN Business
- Codice di condotta sulla disinformazione 2022 | Plasmare il futuro digitale dell'Europa
- EEAS-2nd-Report on FIMI Threats-January-2024_0.pdf (europa.eu)
- Desinformation aus Russland: Auswärtiges Amt deckt pro-russische Kampagne auf - DER SPIEGEL
- Securing Democracy In the Digital Age
- Carole Cadwalladr: Facebook's role in Brexit -- and the threat to democracy | TED Talk
- Brexit: The Uncivil War (film Tv 2019)

 

Gallery & Media
 
3 Novembre 2022: La situazione economico finanziaria mondiale
C. Pelanda
Esodestini
By C. Pelanda
Elon Musk e il chip nel cervello

Quando sulla rivista Wired nel 2000 Bill Joy, co-fondatore di Sun Microsistems, scrisse l'articolo "Why The Future Doesn't Need Us» perché il futuro non ha bisogno di noi, profetizzando che nel 2030 ci sarebbe stata una combinazione sostituiva dell'Homo naturale via fusione tra intelligenza artificiale e biologia, chi scrive fu scettico sui tempi e sul timore di una catastrofe, ma credette al vettore evolutivo e iniziò un programma di ricerca, presso il suo corso «International Futures», University of Georgia (Athens, Usa), sulla relazione tra capitale di investimento e «biocibernazione» (biocybernation).
In questa veste, connessa al ruolo di advisor di un fondo dì Venture Capitai statunitense, espresse una duplice visione «Asimov»:
a) bisognava tenere la rivoluzione tecnologica entro argini per evitarne sia esondazioní portatrici di dissenso sia inaridimenti causa di gap competitivo;
b) per attirare investimenti di capitale una start up a forte impatto bioetico doveva trovare una prima missione nel settore della salvazione medica per ottenere consenso e poi passo dopo passo praticare traiettorie più futurizzanti.
Per inciso, chi scrive fece pubblicazioni plurime in Italiano su «Il Foglio», rubrica «scenari», fino al 2015 focalizzate sul conflitto tra tecnica e morale (consenso) che implicava come soluzione un'interazione co-evolutiva tra le due. Per esempio, nel libro «
Futurizzazione» (Sperling, 2003) propose una 'cibernetica tutoriale», dove il discente interagiva con un'intelligenza ausiliaria esterna perché il consenso (fonte di capitale) era già in vista, ma un chip nel cervello non lo sarebbe stato: troppo presto.
Elon Musk ha segnalato, usando la sua fama, che ormai è tempo di mettere chip nel cervello. Da un lato, segue la logica prudenziale di iniziare con tecnologia che permette alla medicina di risolvere problemi di incapacità patologica finora irrisolti, campo di ricerca con iniziative molteplici da quasi due decenni. Dall'altro, ha alluso ad uno scenario totalmente discontinuo: «cibertelepatia », funzioni cognitive e di controllo fisiologico iperpotenziate, ecc.
Alcuni medici sono subito intervenuti enfatizzando la necessità di sperimentazioni molto prolungate e di limitazioni bioetiche. Altri hanno evocato scenari "cyborg» o «matriz» coincidenti con i timori di Bill Joy.
Non a caso il suo articolo del 2000 e stato riscoperto nel 2023 da parecchi ricercatori quando la Food and Drug Administration (Fda) ha dato il permesso per sperimentare impianti cerebrali evoluti.
Ma la comunicazione allusiva di Musk ha sfondato la barriera bioetica: in pochi giorni è montata un'eccitazione diffusa oltre le terapie mediche.
Musk, in ritardo su Chat-Gpt e simili, ha voluto spiazzare il settore alludendo ad una intelligenza artificiale che interagisce con un cervello potenziato? C'è uno stimolo nascosto di ricerca militare? Non è chiaro, ma è realistico avvertire il mondo del capitale che è iniziata un'età della biocibernazione che forzerà le relazioni tra tecnica e morale.


Matteo F.M. Sommaruga
On the other side of Berlin Wall
By Matteo F.M. Sommaruga
An excursion to the mountains

To the early and less enduring snow of late autumn, that year followed abundant precipitations that soon covered with a white mantle the mountains around Munich. It could have been the landscape printed on a Christmas card or the atmosphere depicted by Thomas Mann in many of his novels. Perhaps even Hitler would have taken inspiration for a watercolour. It could have for sure promoted the sale of the frame, although soon to be replaced with some work of better quality. I was getting stressed on the workplace, because of the requests I received by the far too many stakeholders I had interaction with. By the tone and the feasibility of the targets, they also reminded me of Hitler, while shouting unintelligible orders to his generals. They also had the tune of a DDR hymn, so deeply impregnated by optimistic propaganda. We will complete the plan within the next five days, employing a team of four people, two of which on vacation and the other two new hires who have not already received their laptops. Of course I had to be stressed, but I had also to consider that I was paid because of my well renown soft skills, i.e. negotiation and stress management. I actually felt quite unprepared with both of them, but that was not what I wrote on my resumée under the direct supervision of my career advisor. On a wednesday night, after having got home at 1 a.m. because of an extenuating meeting with the whole management of my area, I decided to break the piggy bank and take part to a guided tour on the snowshoes. The local section of the DAV, the German Alpine Club, organized many excursions during the week ends. Unfortunately most of trips were often cancelled due to the most disparate reasons. It was so frustrating that I had already abandoned the idea to become a proficient mountaineer. I had however to try. My good friend Cristoph was away for a long mission related to his job and I also had enough to spend most of my time reading on the web edition of the local newspapers alarming reports about the presence of radical Islam in Bavaria. If I had been a young Pioneer in the DDR times, my supervisors would have for sure approved
such a proof of bravery defying the decadent entertainment of the Western countries. Actually, without a good income, I would have ever hardly been available to buy the necessary equipment and the efficiency of the Warsaw Pact would have made the roads to the mountains quite impracticable if not for an highly sophisticated military vehicle. Perhaps available only to the NATO. I did not want to take care of the opinion of high paid professionals, but just to stay away from the town for a short while. I prepared my backpack carefully, not to be stuck in an unknown place without the essential equipment. Relying on technology, it was not necessary to carry a voluminous luggage. The iPad is good enough to contain all the entertainment I need for several years. While selecting the food and handling a pocket of dried fruit, I realised how such a tendency to condense all the necessary resources for survival has started centuries ago. A long road to innovation, should add the commentary of a boring video on the human evolution. I also felt that my thought lack of ingenuousness. Perhaps I was not reading intensively enough and I was looking for new ideas. Like those you easily pick up from the best renowned magazines and, by quoting, you can easily assert to belong to a restricted elite of intellectuals. I also doubted whether I should acquire my information from alternative resources. The only conclusion was to adhere to any plot theory available on the web. I then realized how honest intellectuals should have felt under the DDR. The choice to believe to the carefully manipulated scientific publications of the University of Lipsia or the option to nourish your brain with not verified notions, partially developed by the mind of an uneducated political prisoner. For the following two days, in the comfort of a wooden building, immersed in a white world, I made a truce with my troubles.

P. Paracchini
Reflections on Italy
By P. Paracchini
Italy, where too many cooks spoil the broth for everyone but themselves!

Italy remains the least governable and most unstable member of Nato, not to mention the UE. Despite being one of the original six Founding Members and one of the principal financial supporters of the UE, Italy does not carry the political weight one would expect of the EU’s second major manufacturing Power. A question of leaders and leadership?

 

Fourteen months ago, despite an electoral law hastily redesigned to encourage multi-party politics as opposed to the bi-party politics of the Berlusconi “era," Italian voters, clearly sending a message to their leaders side-stepped the traditional parties and voted resoundingly for two up-starts known as the M5S and Lega parties. These two parties subsequently formed the first two-party coalition government in the history of the Republic. Known as the “Government for Change," that government was put into sudden-death overtime by Matteo Salvini, leader of the Lega on August 8, 2019. 

 

After a little more than one year, Italians stand aghast as Italy’s leaders once again seem intent on playing “craps” with the lives of their fellow citizens. Naturally, for the good of all Italians, but most of all for the good of the Country’s numerous and highly paid bureaucrats and, of course, for the thousands of MPs and politicians required to represent a shrinking Italian electorate now down to about 50 million people.

 

No one on the right or left of the political spectrum can deny Italy needs “a better mouse trap”. In the age of real-time communications, smart phones, computers and broad-band internet connections, Italy needs a political machinery that    is democratic, quick to decide and cost effective.

 

The present Constitution and Institutions do not seem to guarantee any of the above. What to do?

 

  1. Reduce the number of MPs. It makes little sense for Italians to pay for 1000 legislators when half would be more than enough to adequately represent Italy’s decreasing eligible voter population of some 50 million. An example? Italian Representatives represent 80,000 people each compared with 733,000 people each by their American counterparts. Italian Senators, which are less than half in number, represent 200,000 people each. However, in the US Senators represent the individual States and no comparisons are possible.
  2. Cut the outrageously high cost of Italian politics. Italian MPs earn more than € 190,000.00 per year. They are the highest paid politicians in Europe or the Americas. The cost of running Italy’s Quirinal Palace (where Pres. Mattarella and retinue live and work) is five times that of Buckingham Palace and twice that of the White House! For most Italians, politicians are not worth the money they get, especially in these times of diminishing returns. Something must be done to stop the gouging of taxpayers.
  3. Encourage the formation of a manageable two / three party system by rethinking voter districts, raising thresholds for winning seats in parliament and adopting a first-past the-post majority electoral system. The error is believing that more parties in Parliament equals more democracy. In the Italian case the proliferation of parties has brought nothing but confusion and hegemony often by parties representing but a majority only marginally superior to their own.
  4. Neutralize the Italian Magistrature’s bid for political power by constitutional amendment where possible and/or by making the Magistratura accessible to lawyers and Notaries in private practice; the present closed system does nobody any good; civil servants and bureaucrats become more responsive to the needs of society when challenged by competition from the private sector.  

 

All systems are self-preserving and naturally Italian politicians believe the answer lies not in the above suggestions but in going even more proportional (in efforts to stop the “populist right” from spoiling their well-remunerated fun). For the good of Italy and to make sure it is “never again” for the likes of Salvini.

 

Come Tuesday, August 27, should Mattarella not send everybody to the polls sometime this fall, Italians risk falling back into the hands of the old cold-war leadership that nearly bankrupted the Country. If that were allowed to happen, self-determination could become the North’s only option. Caveat emptor!

 

G. Vatinno
Futurizing
By G. Vatinno
Il tempo nella teoria della relativita'

Il Signore è sottile, ma non malizioso (Albert Einstein)

INTRODUZIONE
Prendo lo spunto dal mio libro da poco pubblicato Storia naturale del Tempo.L’Effetto Einstein e la Fisica del futuro  per offrire al lettore alcune considerazioni su un concetto solo apparentemente semplice ed intuitivo. La storia del concetto di  “tempo” è particolare, divisa com’è tra la Fisica e la Filosofia, per non parlare poi della Religione e delle inevitabili citazioni di Sant’ Agostino (che opportunamente evito). Tempo (e spazio) sono esperienze basiche per l’Uomo. Premetto che in questo articolo parlerò esplicitamente del “tempo”, ma che, trattandosi di concetti strettamente correlati, è sempre sottinteso che esiste un’analoga trattazione per lo “spazio”. Considerando poi che utilizzeremo principalmente concetti relativistici ogni qualvolta parlo di tempo occorre intendere lo “spaziotempo”.Ma cos’è il tempo?
Il tempo, intuitivamente è legato a qualche forma di “cambiamento” non strettamente spaziale; anzi potremmo definirlo come la misura di un “cambiamento continuo” e secondo la filosofia senza cambiamento non c’è neppure  tempo.Ma cambiamento di cosa? Cambiamento della posizione del sole e delle stelle, della luna, delle stagioni o, in maniera più raffinata, del proprio stato psicologico, del proprio sentire? Queste considerazioni ci portano naturalmente ad una prima distinzione tra “tempo oggettivo” che è possibile misurare strumentalmente ed è uguale per tutti gli osservatori e un “tempo soggettivo”, che, per sua definizione, non è misurabile (ma confrontabile). In questo articolo vogliamo occuparci più propriamente del tempo oggettivo, cioè di quello che utilizza la scienza.
I modi per misurare il tempo, eventi astronomici, clessidre, meridiane, orologi fanno parte della storia della tecnologia.Per quanto riguarda invece la Fisica il discorso è più complesso perché una vera “Fisica temporale” nasce , in senso moderno,solo con i primi esperimenti e quindi  se si eccettua qualche eccezione greca, con Galileo Galilei.Allora si comincia ad avvertire la necessità di quantificare esattamente il tempo non solo a fini sociali, ma anche appunto più propriamente scientifici e quindi con una maggiore rigorosità.Ad esempio, la nozione di velocità vista come il cambiamento dello spazio rispetto al tempo (e in seguito quella di accelerazione vista come il cambiamento della velocità rispetto al tempo) apre la strada a questa nuova concezione. A ben considerare è proprio l’analisi differenziale di Newton e Leibnitz che propone quello che diverrà poi un vero e proprio paradigma: una visione della Fisica in cui il tempo è  il parametro privilegiato di riferimento a cui rapportare la variazione delle altre grandezze fisiche coinvolte nella descrizione di un fenomeno
 .
Infatti la seconda equazione di Newton, la celeberrima
(1)F = MA
permette di determinare istante per istante la posizione di un corpo di massa M sottoposto ad una accelerazione A una volta nota la forza F e le sue condizioni iniziali. In pratica potremmo dire che tutta la Fisica dal XVII secolo in poi è basata sul concetto di tempo anche se, ad esempio, per l’equazionecosmologico-quantistica di Wheeler-DeWitt (o WdW) si è parlato di “fine del tempo” e possibilità di descrivere una fenomenologia senza ricorrere (almeno esplicitamente) a tale parametro.Ma torniamo al tempo classicamente inteso.Una volta instauratosi nella Fisica grazie a Galilei e a Newton il nostro parametro si rafforzò viepiù nei secoli successivi divenendo uno dei punti fermi della descrizione fisico-matematica dei fenomeni.Infatti, come già accennato,tutto il settecento e l’ottocento è un fiorire di equazioni differenziali ordinarie e alla derivate parziali che lo vedono da protagonista (quasi) solitario.Il tempo è anche il parametro fondamentale (rispetto a cui variano il campo elettrico e magnetico) delle equazioni di Maxwell.E così giungiamo al XX secolo.Questo secolo risulterà, come noto, assolutamente innovativo per la nostra concezione dell’Universo.Infatti, proprio al suo inizio, fanno la loro comparsa due teorie che rivoluzioneranno non la sola Fisica, ma l’intera scienza e anche il modo di pensare in generale della società: la Teoria della Relatività Ristretta (RR), la Teoria della Relatività Generale (RG) e la Meccanica Quantistica (MQ). Per quanto riguarda il tempo la MQ lo vede come un paramentodi evoluzione di un sistema,  importante  ma non così determinante come è invece nella Fisica newtoniana; infatti per l’equazione di Schrödingerè più importante conoscere gli auto-valori dell’energia che la sua evoluzione temporale. Completamente diverso è il caso delle Relatività: infatti in esse il tempo cessa di essere solo un parametro evolutivo per divenire il centro dell’interesse stesso della teoria.Possiamo dire,  che con le teorie di Einstein, il tempo diviene attore primario della Fisica non solo come parametro evolutivo , ma anche come “oggetto” del sapere stesso (e quindi acquisisce una dimensione filosofica ontologica, ma supportata da elementi quantitativi). Come noto, a partire dalla RR del 1905 lo spazio e il tempo smettono di essere enti separati per divenire un concetto unificato: lo spaziotempo (senza trattino) che compie il “miracolo” di unire grandezze che fino ad allora erano state considerate come completamente separate. Lo spaziotempo fa il suo ingresso nella RR ed è il portato matematico delle equazioni di trasformazione di Lorentz che “mischiano” appunto sia il tempo che lo spazio in un tutto unico.Lo spaziotempo della RR è, come noto, “piatto” o pseudo-euclideo (l’aggettivo pseudo è riferito alla distanza non definita positiva nello spaziotempo di minkowski) mentre lo spaziotempo della RG, completata nel 1915, è “curvo” (ed è incurvato, sostanzialmente, dall’energia/massa).
Il fatto di aver promosso, nelle Relatività,  lo spaziotempo a protagonista della Fisica apre scenari assai interessanti ed intriganti.Come il moto è “relativo” anche il tempo e lo spazio sono relativi e quindi cessano di essere concetti “assoluti” come li considerava Newton e tutta la Fisica fino ai primi anni del novecento.E se sono concetti relativi possono avere valori diversi a seconda dei diversi osservatori, in moto, in “quiete”, accelerati o sottoposti ad un campo gravitazionale. Dunque questo apre la strada ad un filone che inizialmente fu guardato con sospetto dai fisici professionisti: quello dei “viaggi nel tempo”.Ormai, dopo che se ne sono occupati fisici del valore riconosciuto come Kip Thorne, Roger Penrose, Paul Davies e (anche se criticamente) Stephen Hawking la materia pare definitivamente sdoganata.Infatti è sperimentalmente noto che il tempo “rallenta” per un osservatore in moto rettilineo uniforme rispetto ad un altro (ma la cosa è reciproca!) e che il tempo rallenta per  chi si trova immerso in un campo gravitazionale. Da notare come l’effetto sia reciproco in RR –tra i due osservatori inerziali-, cioè per tutti e due il tempo rallenta, ma non lo sia in RG dove per l’osservatore in un campo gravitazionale il tempo rallenta (rispetto a quello esterno), ma per quello esterno il suo tempo accelera. In questo articolo dunque ci occuperemo solo del tempo relativistico; tuttavia, in Fisica, esiste un altro interessante modo di studiarlo (e definirlo) e cioè quello della termodinamica e della “freccia del tempo” indicata dal Secondo Principio e quindi dall’aumento dell’entropia.
IL TEMPO NELLA TEORIA DELLA RELATIVITA’ RISTRETTA
Nella RR il tempo scorre diversamente per due osservatori inerziali in moto uno rispetto all’altro. Come già detto, proprio l’essenza stessa della Relatività impone che tale fenomeno sia reciproco e simmetrico.L’osservatore considerato in moto (ripetiamo che si tratta sempre di una scelta di pura convenzione) avrà sempre un tempo che scorre più lentamente e precisamente:
(2):::Desktop:785822ad0d53c17c04fd8f1008b38743.png

Dove Δt è l’intervallo di tempo misurato nel Sistema di Riferimento in cui è l’orologio è in quiete (tempo proprio)  e Δt' è l’intervallo di tempo misurato nel Sistema di Riferimento in cui l’orologio si muove con velocità v. Dunque risulta che in OGNI Sistema di riferimento il tempo “scorre più lentamente” perché il fattore gamma per v < c è sempre maggiore di 1 e quindi Δt' > Δt (la durata è maggiore).
IL TEMPO IN RELATIVITA’ GENERALE
La RG nasce per ampliare a tutti gli osservatori (anche a quelli in moto accelerato e non solo rettilineo uniforme, come avviene in RR) l’invarianza delle leggi della Fisica.Facendo questo lo spaziotempo pseudoeuclideo della RR diviene una varietà di Riemann curva.Lo strumento matematico atto a studiare tale geometria (differenziale) è il calcolo differenziale assoluto di Levi-Civita e Ricci-Curbastro.Applicando tali strumenti Einstein (ed Hilbert che però gli riconobbe la primogenitura) giunge a scrivere le famose equazioni di campo  che sono:

(3)image
ove:
image è il tensore di curvatura di Ricci, image è un numero detto curvatura scalare,  image è il tensore metrico (che servirà poi, una volta sostituito nelle equazioni del moto a determinare la dinamica), image è un termine chiamato “costante cosmologica” è che fu introdotto e poi tolto (ed oggi rimesso) nelle equazioni di campo da Einstein per ottenere un Universo in equilibrio,  image è il tensore energia-impulso, c la velocità della luce e G la costante di Newton, π è il rapporto tra la lunghezza della circonferenza e il diametro.
Le (3), dal punto di vista puramente matematico, rappresentano un Sistema di equazioni differenziali alle derivate parziali, non lineari, nelle componenti del Sistema metrico image e in 4 variabili indipendenti (x,y,z,t).Poiché si può scegliere, senza perdere di generalità, il tensore metrico in modo che sia simmetrico, delle 16 componenti originali (4X4) ne restano solo 10 indipendenti-
Una volta trovate le funzioni incognite occorre risolvere le equazioni del moto che sono date dalle geodetiche della varietà di Riemann e cioè:
image
(4)
dove:
le x sono le coordinate del punto in moto e le quantità Γ sono legate proprio ai valori della metrica  imagedeterminata dalle equazioni (3).
In RG si possono utilizzare diverse formule per calcolare le dilatazioni temporali.Esaminiamo diversi casi:
I) Per un osservatore in moto accelerato uniforme (che, grazie al Principio di equivalenza) è identico ad un campo gravitazionale localmente uniforme) si ha:
(5)image
dove g è l’accelerazione (costante), h è la distanza tra un osservatore accelerato (o in un campo gravitazionale equivalente) e un osservatore in quiete (o in assenza di campo gravitazionale), c la velocità della luce.Quindi per un osservatore in moto accelerato (o in un campo gravitazionale) il tempo rallenta mentre, viceversa, per un osservatore in quiete (o in assenza di campo gravitazionale), il tempo accelera.
II) Nel caso invece gravitazionale di una massa m non rotante e di raggio r, utilizzando la metrica di Schwarzchild, si ha:
(6) IMAGE
dove t’ è il tempo misurato all’interno del campo gravitazionale (“tempo proprio”), t è il tempo misurato all’esterno del campo gravitazionale, r la distanza dal centro di massa, m la massa che genera il campo gravitazionale, c la velocità della luce nel vuoto e G la costante di gravità.

 

 

La (6)  sviluppata al primo ordine dà:

 

(7)IMAGE

dove IMAGE è il cosiddetto raggio di Schwarzchild
Nel caso della (7) la formula non è “invertibile” tra i due osservatori, interno ed esterno al campo gravitazionale, come è invece la (2).
Naturalmente anche le lunghezze sono contratte sia in RR che in RG e precisamente valgono le:
(8a)image

 

(8b)IMAGE

CONSIDERAZIONI GENERALE SULLA DILATAZIONE TEMPORALEE SULLA CONTRAZIONE SPAZIALE
Occorre soffermarsi su un altro punto della questione; la dilatazione temporale in RR è , in un certo senso, meno intuitiva da capire di quella in RG. Infatti, in RR la contrazione ha natura sostanzialmente cinematica, mentre in RG si tratta di una vera e propria deformazione geometrica dello spaziotempo. Dunque si tende a capire più facilmente il fatto che le masse contraggano lo spazio e dilatino il tempo proprio perché è la struttura geometrica stessa che subisce deformazioni cosa che non è altrettanto evidente in RR.
I VIAGGI NEL TEMPO
I viaggi nel tempo sono un tema molto di frontiera della fisica contemporanea e –possiamo dirlo-sdoganati da poco grazie all’interesse di fisici molto influenti come Stephen Hawking, Kip Thorne, Paul Davies,Roger Penrose (per citare i più rilevanti) anche se un esempio matematico completo fu scoperto nel 1949 dal logico Kurt Gödel .Tale possibilità deriva proprio dal fatto che grazie alle formule precedenti la durata temporale degli osservatori in moto e sottoposti alla gravità sono differenti da chi non  le sperimenta.La RR permette viaggi nel futuro (tralasciamo le possibilità teoriche di comunicare con i tachioni) mentre la RG permette viaggi nel passato e nel futuro (nel caso di loopspazio–temporale in cui però si può tornare indietro nel tempo fin solo al momento della creazione della macchina oppure al momento della creazione naturale del loop; questo, curiosamente, segna anche una differenza rilevante tra la possibilità di accedere ad un futuro virtualmente illimitato ed un passato invece limitato).I viaggi nel tempo dunque sono teoricamente possibili, ma restano da esaminare due aspetti di essi; il primo è la generazione di paradossi quando si ammette la possibilità di tornare/comunicare col passato e la seconda è la fattibilità tecnologica di questi viaggi. La problematica tecnica è solo una questione di tempo e risorse mentre quella dei paradossi è particolarmente complessa. Il paradosso principale che sorge è chiamato “paradosso del nonno”.Un crononauta torna nel passato e uccide suo nonno.Ma se lo uccide non può essere nato e neppure tornato ad ucciderlo.Spiegazioni proposte sono principalmente due.La prima fa ricorso alla MQ e specificatamente alla Interpretazione a Molti Mondi di Hugh Everett III; quando il viaggiatore del tempo uccide il nonno l’universo si separa in due storie: in una il nonno è effettivamente ucciso e nell’altra no.Dunque il viaggiatore si troverà nel secondo universo e non ci saranno contraddizioni logiche.La seconda spiegazione è il principio di autoconsistenza di Novikov; il crononauta torna nel passato tenta di uccidere il nonno, ma un passante si frappone e rimane ucciso al posto suo.Il “nipote” ricorda che il nonno gli narrò questa esperienza e come un passante gli abbia involontariamente salvato la vita.
CONCLUSIONI
Il tempo forse ancor più dello spazio ha sicuramente un fascino particolare per l’Uomo; la Relatività ci ha mostrato che esso non è immutabile, ma che anzi esso può essere alterato utilizzando la velocità, l’accelerazione o la gravità cioè grandezze fisiche ben note. La logica e la Meccanica Quantistica ci offrono anche delle possibili soluzioni ai paradossi che inevitabilmente si generano in queste situazioni. La tecnologia in un lontano futuro forse potrà costruire macchine che realizzino questo antico sogno dell’Uomo: il controllo del tempo.
BIBLIOGRAFIA
Davies P., Come costruire una macchina del tempo, Mondadori, Milano. 2003.
Dorato M., Che cos’è il tempo? Einstein, Gödel e l’esperienza comune, Carocci editore, Roma, 2013.
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Hawking S., Penrose R., La natura dello Spazio e del Tempo.Come capire l’incomprensibile., Biblioteca Scientifica Sansoni, Milano, 1996.
Orilia F., Filosofia del tempo.Il dibattito contemporaneo, Carocci editore, Roma, 2012.
Thorne K., Buchi neri e salti temporali.L’eredità di Einstein, Castelvecchi, Roma, 2013.
Vatinno G., Il Nulla e il Tutto.Le meraviglie del possibile, Armando Editore, Roma, 2012.
Vatinno G., Storia naturale del Tempo.L’Effetto Einstein e la Fisica del futuro, Armando Editore, Roma, 2014.

Questo è vero per le equazioni differenziali ordinarie della dinamica newtoniana (corredate di condizioni iniziali), ma anche per le equazione alle derivate parziali (corredate di condizioni al contorno) della conduzione del calore e delle onde, che coinvolgono contemporaneamente le variabili spaziali e temporali.

In realtà il tempo c’è ma è “nascosto”; infatti, il funzionale d’onda non contiene esplicitamente il tempo in una geometria dello spaziotempo “congelata”, ma il tempo stesso compare appena ci si chiede quale sia la probabilità di trovare un’altra geometria a partire da quella iniziale.

Risolvendo le equazioni di campo di Einstein per un sistema fisico rappresentato da un fluido perfetto rotante con una velocità costante Gödel trovò una particolare metrica che genera delle strutture chiamate CTC (Closed Timelike Curve) che permettono di raggiungere zone del passato semplicemente spostandosi su traiettorie spaziali.

L. Borgiani
Savage Light
By L. Borgiani
Luminescence - Light trace

IMG

Lumen In the Lumen series various aspects of light are explored in separate bodies of work. The aim is to let light reveal itself. The first body of work (Luminescence) primarily investigates light using electroluminescent (EL) wire. A current is passed through a copper wire causing the surrounding phosphor coating to emit light. The wire was wrapped around/within custom-made costumes worn by the model. The model's movements were then recorded, introducing a kinetic element. Images were also made using opaque and transparent mannequins. The second gallery (Light Trace 光 のトレース) results from a two day collaboration with Tokyo-based light artist/ fashion designer, Erina Kashihara. Light emitted from within clothing and accessories combined with directed movements clothe the model within traces of light. Michael is currently working on thousands of light images for future exhibitions. He welcomes collaboration with all artists working with light.

Luminescence La prima serie di fotografie si concentra principalmente sulla luminescenza. Questa serie fotografica osserva la luce soprattutto attraverso un filo elettroluminescente (EL wire). La corrente passa attraverso un filo di rame ricoperto di fosforo e provoca l'emissione di radiazioni luminose. Questo filo è stato incorporato in una serie di costumi realizzati per l'occasione e indossati da una modella. I movimenti della modella sono stati poi fotografati, introducendo così un elemento dinamico. Altre immagini sono state create usando manichini opachi e trasparenti. Light trace -Il materiale è il frutto di una collaborazione durata due giorni (novembre scorso a Londra) con la stilista e artista di luci Erina Kashihara che vive a Tokyo. IMGOgnuna delle sei opere della Light Mode Art di Erina è accompagnata da una fotografia statica seguita a sua volta da una serie d'immagini di giochi dinamici di luci. La luce diventa il filo conduttore tra arte e moda.

More info: LIGHT FOR ART

Website: www.michaeltaylorphoto.com

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