Il mercato finanziario globale non sta scontando il caso peggiore nonostante la persitenza delle turbolenze conflittuali ad elevato impatto economico, per esempio l’inflazione energetica, la poca convergenza sostanziale del G2 tra Stati Uniti e Cina nel recente summit di Washington, ecc. Si tratta di “negazione del pericolo” o di calcolo razionale che trova segnali di prevalenza dell’utilità per tutti gli attori globale principali di non portare le situazioni oltre la soglia della destabilizzazione? Per rispondere ho scelto una serie di indicatori. Il primo mostra una situazione dove, semplificando, tutti gli attori statali principali parlano con tutti gli altri, anche tra nemici con formula riservata. Segnale stabilizzante? Utile, ma se preso da solo non sufficiente per probabilizzare una tendenza calmierante perché potrebbe indicare solo tregue o conquiste di tempo per attori che devono portare la loro deterrenza e/o capacità militare ad un livello di maggiore efficacia. Oppure aspettano il depotenziamento dell’avversario, per esempio comportamento evidente di Pechino che si ritiene potenza globale emergente sostitutiva degli Stati Uniti nel lungo termine. Quindi ho cercato un secondo indicatore da fonti informative che lo usano come misura di divergenza/convergenza: cosa si dicono gli attori divergenti a porte chiuse? In generale, pur in situazioni negoziali non facili, emerge nel complesso il riconoscimento che l’intensificazione o perdurare di un conflitto non è considerato utile. Dato sufficiente per impostare uno scenario? Non ancora, serve un indicatore oggettivo della sostenibilità di un conflitto armato o economico (sanzioni, dazi) da parte degli attori. Questo terzo indicatore composto ha mostrato che tutti gli attori principali hanno limiti di sostenibilità entro un raggio temporale di 2-3 anni, ma alcuni di pochi mesi, in cui devono risolvere la crisi per non averne una interna grave: America, Cina, Russia, Ue ed Iran. Da questo dato si può impostare uno scenario? Si può stimare la probabilità prevalente, per interesse di ciascun attore, di una tregua in termini di riduzione dei conflitti cinetici ed economici più intensi, ma non di pace. Con quale vettore probabilistico proiettivo nel lungo termine? Il consolidamento di un modello bipolare globale dove America e Cina competono per la superiorità (tecnologica, militare, economica) ma evitando un conflitto aperto tra loro, pur ambedue con strategia di allineamento del resto del mondo ai propri interessi, una nuova Guerra fredda, ma con confini tra i due blocchi più aperti per reciproco interesse. Non è ancora valutabile una riconvergenza forte euroamericana, ma c’è evidenza che la divergenza si sia ridotta. E non è escludibile che l’Ue diventi un attore ri-globalizzante se non fosse scossa da fenomeni di frammentazione interna. In sintesi, il mondo non è né sarà in pace, ma nemmeno in tendenza di destabilizzazione totale pur nella persistenza di situazioni conflittuali latenti e localmente accese. Quindi il mercato è corretto nel non scontare il caso peggiore sul lato della geopolitica economica pur poco probabile uno migliore di ristabilizzazione generalizzata, comunque situazione a cui il mercato stesso può adattarsi.