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Noi Scopriamo Talenti / We Discover Talents
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Il ritorno dell’Italia al realismo energetico


L’Italia ha un potenziale di riserve di petrolio e gas superiore a quello finora stimato. Venerdì scorso il governo ha approvato un provvedimento per l’accelerazione delle concessioni di estrazione ed una procedura di sostituzione commissariale degli enti locali troppo lenti nel gestire i permessi di sfruttamento. Tale azione ha lo scopo di ridurre in prospettiva l’importazione di petrolio e gas per ridurre la vulnerabilità del sistema nazionale a turbolenze geopolitiche che riducano i flussi di energia fossile importata e/o la speculazione finanziaria moltiplicativa dei prezzi. Va subito detto che tale misura sul lato dell’energia fossile integra e non è in contrasto con la nuova formula energetica basata sia sul nucleare fissile di nuova generazione con mini-centrali a sicurezza intrinseca sia su fonti intermittenti, come il solare nonché su fonti permanenti, ma locali, come il geotermico, l’idroelettrico, lo sfruttamento del vento, senza dimenticare la generazione di combustibili sintetici e biocarburanti, ecc. Integra nel senso che la sostituzione delle fonti carbonizzanti con quelle de-carbonizzanti non può essere troppo veloce per evitare crisi depressive di dissonanza tra politica ambientale e requisiti industriali. Quindi lo scenario realistico è quello di una dipendenza gradualmente decrescente dall’energia fossile mentre si diffonde la nuova formula energetica. Ma, attenzione, tale dipendenza decrescente dai fossili carbonizzanti comunque tiene le nazioni importatrici vulnerabili ad aumenti dei costi non solo per turbolenza geopolitica, ma anche per speculazione o costi tecnici. Per quanto tempo? Il mio gruppo di ricerca stima per l’Italia almeno 25-30 anni, con un residuo di derivati petroliferi, per esempio fertilizzanti, plastiche, ecc., più prolungato. In sintesi, è prudente per l’Italia prendere una posizione di produttore di energia fossile meno dipendente possibile dalle importazioni. Tale scelta sostiene sul piano temporale gli investimenti necessari per aumentare lo sfruttamento dei giacimenti. In sintesi, l’Italia ha scelto una posizione eco-pragmatica che spinge la ri-convergenza tra politica ambientale e requisiti industriali. E qui c’è il punto: l’energia fossile prodotta nel perimetro italiano può avere un regime sovrano di sconti che permette alle industrie energivore di continuare ad operare valutando che la sostituzione del loro sistema energetico nel presente basato su combustibili fossili difficilmente potrà essere breve. Altro tema a favore di una riforma eco-pragmatica è che solo l’Ue nel mondo persegue la decarbonizzazione via aumento preventivo dei costi dell’energia fossile mentre le altre nazioni competitrici vedono la decarbonizzazione stessa come conseguenza dell’innovazione tecnologica, in particolare il nucleare, ed una transizione energetica de-carbonizzante graduale che non metta in difficoltà il sistema industriale.
Il punto è il realismo energetico e mi permetto di dargli il bentornato in Italia. Aggiornamenti quando saranno più chiare le quantità estraibili di combustibili fossili a costi sostenibili anche determinati da quelli di nuove tecnologie decontaminanti.