L’entrata del Giappone nel programma europeo Horizon (Pilastro 2) dedicato alla ricerca pre-competitiva apre un nuovo scenario di geopolitica economica e finanziaria convergente tra sistemi industriali dell’Ue ed asiatici. Horizon, infatti, implica la cooperazione su un progetto di tecnologia innovativa tra molteplici aziende basate in diverse nazioni partecipanti. Ma da Tokyo arriva un’altra importante novità che vorrei collegare alla prima: il nuovo programma di difesa nazionale cita esplicitamente la connessione tra investimenti nel settore della sicurezza ed evoluzione tecnologica dell’industria civile, cioè massimizzare l’estrazione di burro dai cannoni che è criterio da me spesso citato ed invocato. Vediamo dove c’è più potenziale, secondo un’analisi preliminare del mio gruppo di ricerca che da euroamericano si è trasformato in Stratematica G7 +, qui con un’attenzione selettiva per aziende e fondi di investimento italiani.
I Paesi extra UE associati solo al Pilastro 2, come Canada, Giappone, Nuova Zelanda e nel 2027 Australia (nonché India ora in negoziato) possono partecipare a progetti Horizon e ricevere finanziamenti alle stesse condizioni dei partecipanti UE nell'ambito delle aree autorizzate. La lista dei settori dove la cooperazione tra attori italiani e del Pacifico appare più reciprocamente moltiplicativa è la seguente: tecnologie esospaziali dual use; robotica e intelligenza artificiale; materiali critici (da valutare in collegamento alla rete Pax Silica); sistemi osservativi (da collegare al progetto Gcap, aeropiattaforma di sesta generazione); sensoristica di sicurezza per strutture ed infrastrutture (settore dove l’Italia è la più avanzata al mondo); sistemi medici. Va ricordato che la ricerca Horizon è pre-competitiva, ma dove il capitale pubblico riduce molto il rischio di start up e permette ad un fondo di Venture Capital di intervenire in una fase successiva a quella pre-competitiva dove il progetto è valutabile con più precisione. Al punto da far quasi coincidere la fase “growth” di una start up con una di “early private equity”. Ovviamente questa lista preliminare potrà espandersi e prendere una gerarchia di interesse per il mondo degli investimenti privati in relazione alla conferma di altri accessi ad Horizon. Ma quella qui detta appare stabile anche in prospettiva e quindi raccomando agli attori privati di avviare analisi sull’oggetto. Manca qualcosa? L’estensione del programma Horizon verso le nazioni con cui l’Ue sigla trattati doganali dovrebbe, secondo me, essere combinata con un ingrandimento della Banca europea degli investimenti ed un accordo cooperativo con analoghi istituti delle nazioni convergenti. Poi manca una congiunzione più strutturata sul piano militare tra Nato ed alleati del Pacifico, pur i secondi sempre più presenti come osservatori nei vertici Nato stessi. Una maggiore convergenza operativa G7+ sarebbe una spinta formidabile per la reindustrializzazione competitiva globale delle democrazie. Bellicismo? No, adeguamento delle democrazie al nuovo scenario mondiale che richiede deterrenza via superiorità tecnologica armonizzata con la tutela del capitalismo diffuso socialmente attraverso innovazione tecnologica continua.