Qui propongo un programma Dinamo come soluzione sistemica alla domanda di più energia a bassi costi ora insoddisfatta ed in prospettiva ancor di più, motivo per una dichiarazione di emergenza nazionale multivariata.
Prima emergenza. I costi energetici in Italia sono dal 20 al 30% superiori alle nazioni concorrenti sul piano industriale. Se non li abbassiamo in tempi utili il destino del sistema produttivo italiano è la deindustrializzazione con conseguenza di impoverimento nazionale. I tempi teorici per riparare questo gap competitivo sono brevi perché l’impatto è già evidente nonostante l’impegno del governo per attutirlo.Il calcolo dei tempi di riparazione di questo gap, computando i potenziali delle soluzioni combinati con la loro concretizzazione, individuano 7 anni di tempo per ottenere più energia a minori costi – cioè entro il 2033 - ma iniziando subito. Seconda emergenza. Il calcolo di quanta più energia servirà nel prossimo futuro è complesso sul lato della stima di precisione, ma semplice su quella della tendenza: ne servirà tanta di più. I centri di calcolo per l servizi di intelligenza artificiale richiederanno enormi volumi di energia elettrica (oltre che di acqua) in comparazione con quelli odierni. L’irruzione di grandi quantità di robot per l’automazione industriale ha tempi imprecisati, ma è probabile che non siano lunghi, aggiungendo un altro pezzo di domanda energetica a costi da minimizzare per competitività commerciale (e finanziaria).A cui va anche aggiunta la necessità di adattamento a picchi di calore non brevi che richiedono la creazione di vasti ambienti microclimatizzati ed efficiente termoregolazione nelle abitazioni. Già con i picchi di calore attuali si osservano black out per eccesso di domanda non coperta di elettricità, segnale di un’emergenza in atto. Terza emergenza. Riguarda la necessità di ridurre in modi non inflazionitici i costi per le famiglie italiane perché sono strutturalmente sottocapitalizzate. L’energia è un costo diretto a cui si aggiunge quello indiretto assimilabile all’inflazione.
In sintesi: tre emergenze gravi già nel presente e con rischio di peggioramento hanno una soluzione unica, cioè Dinamo con la seguente missione:
a) abolire con atti sospensivi tutti i vincoli burocratici non giustificati sostanzialmente per l’installazione di fonti energetiche;
a) adeguare le reti di distribuzione elettrica ad un aumento della domanda;
c) concentrare capitale di investimento con formula Ppp, cioè cooperazione pubblico-privato, per dare scala adeguata all’aumento del potenziale di offerta energetica, in particolare elettrica. Tale raccomandazione è compatibile con una formula (mobile) di mix energetico: fossile, nucleare, rinnovabile, idroelettrico, geotermico, ecc.
Dove è prevedibile una riduzione lenta del fossile, un incremento graduale del nucleare di nuova generazione ed un aumento rapidissimo (perché tecnologia già matura) delle rinnovabili, nonché una manutenzione più precisa dell’idroelettrico, uno sfruttamento più esteso del geotermico ed innovazioni sollecitate dalla disponibilità di capitale di investimento. Una simulazione preliminare del mio think tank Stratematica mostra che in 7 anni il risultato di più energia a costi minori è raggiungibile, ma alla condizione di strutturare Dinamo come programma di coordinamento interministeriale con poteri speciali d’emergenza.