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Noi Scopriamo Talenti / We Discover Talents
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Scenari per la soluzione della crisi del Golfo


Scenario previsivo/condizionale. Il blocco dei transiti energetici di Hormuz è assorbibile dal più degli importatori pur con danni pesanti, ma non catastrofici sul piano economico e finanziario, per tre mesi, calcolando un periodo di almeno quattro mesi successivi per un sufficiente ripristino dei flussi.
Tale divisione temporale tra sblocco e ripristino ha rilevanza perché alla fine del blocco potrebbe corrispondere una riduzione non immediata del moltiplicatore finanziario - o speculativo o basato su un rischio residuo non eliminato - del costo del petrolio e prodotti derivati per gli importatori. In sintesi, il caso non migliore, ma gestibile dal più delle nazioni sia importatrici sia esportatrici, è stato definito da uno scenario della soluzione con orizzonte temporale di 3 + 4 mesi a cui è stata attribuita temporaneamente ai primi ad aprile 2026 una probabilità del 55%. Il caso migliore, definito come sblocco di Hormuz in poche settimane è stato considerato meno probabile (25%), pur non escluso, in quanto la condizione di vittoria per il regime iraniano è, semplicemente, restare in piedi e negoziare un compromesso con l’America in cui mantenere un potenziale di deterrenza sui flussi via Hormuz stesso, cioè una capacità di gate keeping (controllo del cancello) che sarebbe strumento selettivo per mantenere alleati amici come la Cina e costringere nazioni in bisogno ad una divergenza di fatto con l’America. Inoltre, per ottenere un compromesso che ne salvi il regime ed interrompa le distruzioni, l’Iran può fingere un cambiamento del regime stesso senza in realtà farlo permettendo all’America – con problemi per l’uso di forze di invasione a terra - di dichiarare vittoria senza averla ottenuta. Tale situazione lascerebbe un grado di incertezza non compatibile con il requisito di evitare il caso peggiore per una certa massa di importatori di petrolio e, soprattutto, per i produttori arabi sunniti del Golfo: al momento tale probabilità è del 20%.Scenario strategico. La riduzione di tale incertezza entro il periodo di 3 + 4 mesi richiederebbe necessariamente la costruzione di una massa geopolitica molto grande convergente sulla missione di garanzia dei transiti via Hormuz. Cioè l’ingaggio di risorse militari di Nato, G7 e nazioni compatibili non per azioni belliche offensive contro l’Iran, ma per il presidio di sicurezza del traffico navale via Hormuz. I tempi tecnici per attivare tale presidio sono circa tre mesi, calcolando risorse militari già integrate da codici di interoperabilità sia Nato sia degli Usa con nazioni del Pacifico e della penisola arabica. Tale ipotesi è in valutazione da parte di una quarantina di nazioni che hanno partecipato al recente summit in materia organizzato da Londra. In molte di loro prevalgono analisi di rischio incomprimibile e problemi di armonizzazione tra la funzione di sicurezza non offensiva con lo sforzo bellico israelo - statunitense. Pertanto o l’America ottiene una resa dell’Iran che minimizzi il rischio del presidio di Hormuz da parte di una coalizione di sicurezza oppure si alzerà la probabilità del caso peggiore, in particolare per gli esportatori arabi. In tal caso la soluzione – già allo studio, in particolare dall’Arabia – è accelerare la creazione di nuovi transiti che saltino lo stretto di Hormuz, opzione accelerabile entro 18 mesi circa. Ma questa nuova soluzione pur razionale e che promette stabilità economica nello scenario di medio termine (3 anni) impone misure d’emergenza prolungate per gli importatori europei. Nell’Ue il consenso prevalente è contrario ad una convergenza operativa con l’America, ma la semplificazione del caso per evitare spirali di danno crescente richiede una riconvergenza euroamericana e G7 + nazioni compatibili, anche per evitare che Washington in difficoltà chieda aiuto a Pechino con danno compressivo per l’Ue e la resistenza ucraina. Aggiornamenti.