Nova Pax sostituiva gradualmente della Pax Americana? L’Ue sta reagendo alla compressione statunitense ed alla concorrenza cinese accelerando i trattati doganali di libero scambio con molteplici nazioni nel mondo. Tale postura aumenta la probabilità di formazione nel futuro di una comunità economica globale eurocentrica capace di produrre una ri-globalizzazione equilibrata del commercio via integrazione crescente di decine di trattati doganali a zero o quasi dazi. Impostai uno scenario strategico con obiettivo riglobalizzante per contrastare il rischio di deglobalizzazione depressiva nel 2013 quando Barack Obama propose due aree di mercato americocentriche nel Pacifico e nell’Atlantico che escludessero Cina e Russia: fu un segnale di deglobalizzazione conflittuale – rinforzato dalla reazione antagonista simmetrica di Pechino e bellicista di Mosca - a cui bisognava contrapporre, appunto, una strategia riglobalizzante per evitare il collasso dell’economia internazionale. Inizialmente puntai sulla strutturazione di un G7+ che prendesse una scala superiore, conquistando il Sud globale, e condizionante nei confronti del blocco sino-russo, ipotizzando una riglobalizzazione selettiva correlata ad una riedizione della guerra fredda tra democrazie a guida statunitense e regimi autoritari a guida cinese. Ma l’azione della prima amministrazione Trump tolse probabilità alle capacità compositive di alleanza più strutturata dell’America. Tuttavia, forzò Giappone e Canada a siglare trattati a zero dazi con l’Ue, facendo intuire che la svolta americanista/isolazionista di Washington – poi continuata dall’Amministrazione Biden pur in toni più morbidi - lasciava uno spazio vuoto riempibile dall’Ue. Ora gli eccessi della seconda conduzione Trump hanno convinto Australia, Mercosur, India e altri a siglare o a impostare accordi doganali sostanziali con l’Ue. In sintesi, lo scenario fa intravedere un vettore probabilistico di ingrandimento mondiale dell’Ue come terzo attore proiettato verso un potere geoeconomico superiore ad America e Cina. Tale scenario è ottimale per l’inversione del declino delle due europotenze manifatturiere/esportatrici Germania ed Italia. Inoltre, la postura geoeconomica espansiva dell’Ue è un “ombrello” moltiplicatore di forza per la geopolitica economica italiana che punta ad estendere globalmente bilaterali di partenariato strategico. Ma sarebbe pericoloso un distacco eccessivo tra Ue ed Usa per il gap di forza militare degli europei. Il potere economico è correlato a quello militare, così come il diritto internazionale si basa sulla dominanza, e l’Ue ha bisogno di almeno 15 anni per conquistare una deterrenza sufficiente. Inoltre, sul piano geoeconomico l’Ue non può fare a meno di relazioni fluide con gli Usa, annotando che lo stesso vale per l’America in relazione all’Europa. Pertanto il progetto di Europa globale va calibrato per contenere la divergenza con l’America. Tale criterio re-inserisce l’idea di un G7 allargato che in prospettiva si combini con la libera comunità eurocentrica, dando alla comunità globale delle democrazie un potere superiore, fonte di nuovo diritto internazionale, a quello dei regimi autoritari.