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Noi Scopriamo Talenti / We Discover Talents
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Il conflitto del Golfo pone problemi a breve, ma apre opportunità nel lungo


Gli scenari di gravi e durature conseguenze economiche del conflitto nel Golfo, ora prevalenti nei media, hanno motivi realistici per l’analisi contingente del rischio, ma non probabilità maggiore nel medio termine ed oltre. Prevale infatti la probabilità di depotenziamento permanente delle capacità offensive dirette ed indirette (via proxy) iraniane di destabilizzare l’area mediorientale con conseguenze positive su un ampio quadrante geoeconomico che include l’area mediterranea costiera e profonda. In particolare per l’Italia:
a) avvio del progetto Imec di connessione tra Indo-Pacifico, Mediterraneo ed Atlantico meso-settentrionale e conseguente strutturazione di un mercato mediterraneo costiero e profondo (Ekumene) a forte crescita;
b) penetrazione con metodo di reciproco vantaggio nell’area africana;
c) massima estensione globale di partenariati bilaterali;
d) convergenza pur con intensità contingenti differenziate con Ue ed Usa per requisiti di moltiplicazione della forza politica utile alla strategia commerciale con una postura di G7+.
Resta un residuo di rischio non sottovalutabile, ma il differenziale di potenza tra offensiva israelo-americana e resistenza del regime ditattoriale iraniano combinato con l’assenza di ingaggio diretto a contrasto dell’offensiva stessa da parte di Russia e Cina – pur appostate per cogliere vantaggi da possibili insuccessi statunitensi - portano nel simulatore proiettivo del caso la probabilità positiva ed espansiva per la geopolitica economica italiana (potenziale) tra il 70 e l’80%. Questa rafforzata da un presidio crescente dell’imbocco del Mar Rosso – rilevante quasi quanto lo stretto di Hormuz per lo scenario Imec – anche per un inserimento nel Somaliland di capacità israeliane anti-Houthi oltre che per il rafforzamento di missioni navali europee. Pertanto, pur problematiche le tensioni politiche ed economiche nel breve, il mondo economico e politico italiano dovrebbe calibrare investimenti, il primo, ed azione geopolitica, il secondo, non solo valutando i problemi, ma anche le opportunità. Probabilmente ci sarà un periodo dai 3 ai 6 mesi necessariamente prudenziale. Ma qui la raccomandazione per ambedue i mondi detti sopra è quella di preparare scenari di opportunità per essere pronti a coglierle in 3 aree di mercato liberate dal terrorismo iraniano e dall’indebolimento dell’influenza cinese e russa: mediterranea costiera, profonda lato indo-arabo, lato africano, inserendo anche una quarta globale. Il suggerimento tecnico è iniziare già ora a pensare ad un’organizzazione di metamercato – con regole specifiche finanziarie - che imposti standard basici comuni tra le aree dell’Ekumene, pur esse restando differenziate. Quello geopolitico è di preparare uno schema di composizione per evitare conflitti successivi, per esempio tra Turchia ed Israele, divergenze intraeuropee per la proiezione a Sud dell’Ue ed includere sempre di più nazioni africane compatibili, ecc. L’obiettivo dell’Italia è di mettersi in posizione centrale di architetto geopolitico collaborativo in queste 3 aree e così moltiplicare la sua rilevanza nella quarta area globale, aggiungendo la posizione detta alla duplice convergenza con i moltiplicatori di forza Usa ed Ue, per sostenere l’export ed attrarre investimenti esteri. Prego di limitare la paura con pensiero forte e tecnico.