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Polarizzazione del web

By Filippo Brunelli

Il web si sta polarizzando, appiattendo, uniformando, perdendo di personalità! E il brutto che nessuno se ne sta accorgendo.
Agli inizi degli anni '90 vi era l'anarchia più completa, non c'era uno "standard" per i siti web, tutto era confusione, colori accecanti oppure piatti, poche immagini e di bassa qualità. Ma era normale: avevamo le connessioni in dial-up, pagavamo la famigerata TUT – tariffa urbana a tempo- e quindi si faceva come si poteva.
Arrivò poi il momento delle connessioni flat e delle linee veloci, ISDN prima e ADSL poi e con loro nuove tecnologie. Il web iniziò ad animarsi, tramite server dedicati si poteva fare streaming audio video in tempo reale e con la nascita di "Flash", rilasciato dalla Macromedia, che dava la possibilità di creare animazioni vettoriali in maniera facile e veloce, con un suo linguaggio di programmazione per creare videogiochi online, sembrò che nulla fosse impossibile e l'anarchia grafica aumentò, creando però nel contempo dei capolavori visivi, delle vere e proprie opere d'arte.
Poi tutto finì!
Prima iniziarono a sparire i siti in Flash, in quanto non erano più supportati dai dispositivi mobili e nel giro di pochi anni non abbiamo più un sito in flash tra quelli nuovi e piano piano anche quelli datati iniziarono a sparire... Dobbiamo ringraziare l'arrivo degli Ipad e Iphone? Forse no (anche se sono stati i primi a non supportare flash), probabilmente anche gli altri produttori avrebbero fatto questa scelta nel lungo termine.
Intanto l'arrivo dei CSS, dell'implementazione della tecnologia webkit sui browser e della tecnologia AJAX, insieme all'aumento della banda disponibile per ogni singolo utente, permisero di non sentire troppo la mancanza di "flash" (e, detto da chi scrive, non rimpiangerla nemmeno).
Il secondo grande cambiamento (dovuto sempre all'avvento dei dispositivi mobili) lo ha portato google, il motore di ricerca più utilizzato, quando annunciò che i siti web "mobile friendly" avrebbero avuto un posizionamento migliore di quelli non "mobile friendly". Certo era già da qualche anno che i webdesigner prediligevano un approccio responsitive per siti web, ma vederselo "imporre" in questo modo fa tutto un altro effetto.
Ma non è finita ancora.
Nel frattempo iniziavano a crescere i siti web fai da te modello "IKEA" dove, sfruttando cms (content management system) quali ad esempio joomla o wordpress che, partendo da dei modelli preconfigurati, danno la possibilità di creare in pochi minuti un sito pronto, bello, aggiornabile facilmente e… simile a tanti altri, proprio come i mobili della famosa azianda svedese.
Con la popolarità crescente dei social network, inoltre, per avere un buon posizionamento un sito deve essere anche condiviso e quale metodo migliore per essere condivisi che non inserire un "Condividi" nella pagina? Bello, comodo ma… non basta.
Facebook, il principale social network non si accontenta di mettere a disposizione degli sviluppatori -grazie per la gentilezza! - tutta una serie di tools e script da inserire nelle pagine (appesantendole) ma lancia anche l'idea di creare un formato per facilitare la condivisione dei contenuti l' "Open Graph protocol", che non è certo come quello di twitter (che infatti propone le sue Twitter Card) e quindi inserire altre righe di codice nelle pagine.
Intanto Google, Bing/Yahoo decidono che le keywords ed i metatag non sono più sufficienti per un buon posizionamento di un sito nei motori di ricerca, bisogna anche rispettare le loro regole, inserendo delle schede che sono visibili solo ai motori di ricerca per identificarne meglio il contenuto (schema.org) e nel contempo nelle pagine (sempre per facilitarne il riconoscimento del contenuto) si creano dei dati strutturali e magari (google) si consiglia di usare il loro strumento per evidenziare i dati nella pagina che per funzionare bene richiede che la struttura sia fatta rispettando determinate caratteristiche.
Sempre Google porta alla nascita di quello che viene chiamato material design (che si contrappone al Flat Design, al Metro Style e lo Scheumorfismo dei primi Iphone): lancia l'uso di uno stile, un codice ed un linguaggio di design con cui Google ha deciso di rinnovare tutti i suoi prodotti e di gestirli con gli stessi principi di esteriorità grafica.
Per finire, pochi giorni fa, sempre google, annuncia che nel suo browser i siti che non hanno una certificazione ssl verranno AUTOMATICAMENTE etichettati come non sicuri.
Ma una certificazione ssl costa, così un povero amatore, che ha un suo sito o blog per passione pittosto che il piccolo negozio o la piccola azienda a gestione famigliare, si troveranno bollati come degli untori.
Concludendo chi scrive non ritiene giusto che solo perché si detiene una fetta di mercato enorme si abbia il diritto di "obbligare" (e lo metto tra virgolette perché è un obbligo non dichiarato ma necessario) chicchessia ad esprimersi entro determinati paletti, limitandone a volte la forza creativa, pena la non visibilità o facile reperibilità in rete.
A distanza di vent'anni dal boom di internet sembra che la libertà che si prospettava all'orizzonte stia piano piano diventando una libertà che rimane confinata nelle regole dei grandi colossi del web e che i sogni di libertà informatica stiano sparendo, come la conoscenza condivisa che ci si aspettava.
Alla fine anche il web diventerà un grande centro commerciale standardizzato.
Aiuto!

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