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Senext: gli anziani potranno lavorare fino ad 80 anni e bisogna lasciarglielo fare

By Carlo Pelanda

Le demotendenze mostrano che nei prossimi decenni vi sarà in America ed in Europa, più avanti in Cina, un picco di anziani in relazione alla popolazione giovane. I dati medici mostrano un’estensione progressiva della vita media che sta andando verso i 90 anni. Altri fanno ipotizzare capacità lavorative per molti fino a quasi gli 80. Pertanto l’anziano sta passando da un valore economico passivo ad uno attivo. Ma la cultura politica e tecnica non sta adeguandosi a questa nuova evidenza, sextech a parte. Anzi, l’anziano è sempre più marginalizzato e de-valorizzato. In Italia ne è sintomo recente l’agghiacciante concetto di far lavorare a mezzo tempo un anziano per lasciare spazio ad un giovane come se il primo fosse ormai “a perdere”. In particolare, la de-valorizzazione dell’anziano è segnalata dal regime obbligatorio del pensionamento. Questo è genocidio in quanto il pensionamento forzato nei confronti di una persona ancora attiva ne determina la morte sociale, per marginalizzazione. E, se gli studi medici consultati dalla rubrica fossero verosimili, anche causa di morte vera e propria per depressione psicologica. La medicina è in grado di far vivere un umano fino ai limiti, ma non è capace di mantenerne elevata la qualità della vita. Per esempio, da un lato vediamo correre per strada veicoli a due ruote robotizzati capaci di autoequlibrio, dall’altro anziani che non riescono a camminare. Una sana cultura tecno-capitalista userebbe tale tecnologia per costruire esoscheletri robotizzati che, indossati dall’anziano incapacitato, lo farebbero muovere autonomamente. Ma non si vedono perché il diritto dell’anziano non li prevede e quindi senza domanda, considerando che la società condanna l’anziano a non poter lavorare per guadagnare quanto necessario per comprarsi la salvazione tecnologica, l’offerta non c’è. Pertanto il primo passo è modificare tale diritto. Pensione facoltativa dopo una certa età a seconda del tipo di lavoro e senza divieti o disincentivi per nuove occupazioni. Diritto, in sintesi, ad una vita piena fino all’ultimo. Alla domanda su quale beneficio possa compensarne i costi, la riposta è sistemica: la previsione di una vecchiaia attiva e non marginalizzata è un fattore di fiducia che si traduce in maggiore propensione al consumo e, quindi, in sostegno alla crescita. Inoltre, l’estensione facoltativa dell’età lavorativa fino agli 80, ed oltre in alcuni casi, aumenterà il tasso di occupazione e, alla fine, quello di produttività. La voglia di lavorare di tanti anziani, e la loro capacità di reddito, stimolerà la domanda di esoscheletri, di sistemi esperti tutoriali portabili per l’aggiornamento continuo, di nuove generazioni di stimolanti medici, in generale di tante servo-tecnologie utili per demoltiplicare gli sforzi fisici. L’anziano attivo espanderà il mercato. Non tutti gli anziani potranno essere attivi? Pazienza, l’importante è ricalibrare diritti e calcoli di valore economico per quella parte che lo potrà, qui stimata in circa il 60% della popolazione anziana next. Si consideri anche che, per la prima volta nella storia, gli anziani del futuro avranno avuto un’istruzione mediamente evoluta e quindi la loro mente potrà rigenerarsi in continuo via stimolazioni intellettuali. Il diritto alla vita deve estendersi alla tutela della vecchiaia attiva, dall’alfa all’omega. Punto di scenario: la tecnologia lo rende possibile, diritto e cultura invecchiati e stagnanti lo ostacolano.


 

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